Incoraggiare la destagionalizzazione, sostenere l’ospitalità diffusa, passare da una logica di consumo dei contesti urbanistico-monumentali a una logica di cura e rigenerazione, valorizzare l’identità nazionale come risorsa produttiva... Come intervenire per accogliere in Italia un turismo che produca valore e crescita
Nel libro “Sense of Italy” emerge chiaramente come l’italianità sia, prima di tutto, una costruzione culturale e simbolica. L’Italia è vissuta e rappresentata, da chi la visita e/o ne consuma beni e servizi, come un’esperienza sensibile: un insieme di paesaggi, atmosfere, relazioni sociali, ritmi quotidiani, sapori, forme estetiche e stili di convivenza sociale. L’autenticità di questa esperienza, più ancora della materialità dei beni prodotti, costituisce la base della sua attrattività.
Il Sense of Italy coincide, dunque, con una percezione condivisa: quella di un Paese capace di coniugare bellezza e vita quotidiana, tradizione e innovazione, memoria e creatività. Si tratta di una visione che è frutto di una lunga stratificazione di esperienze fenomeniche originali.
Fin dal Settecento, l’Italia è stata meta di viaggiatori, letterati, artisti e intellettuali che ne hanno fissato l’immagine come luogo di cultura e di formazione estetico-culturale in grado di dar corpo alla creatività e a una prospettiva originale sul mondo reale.
Il Grand Tour, con i suoi itinerari tra Roma, Napoli, Firenze e Venezia, costituì la prima grande narrazione internazionale dell’Italia. Da allora, il viaggio in Italia è diventato parte di una memoria collettiva europea e globale: un rito di passaggio, un’esperienza di scoperta e di bellezza.
Ancora oggi, l’Italia mantiene questa capacità di fascinazione. Non esiste, nel panorama mondiale, un’altra nazione in cui la creazione artistica si sia rinnovata con tale persistenza, dal mondo romano al Rinascimento, dall’arte barocca fino all’architettura moderna.
Uno degli aspetti più rilevanti del volume riguarda il ruolo del turismo come veicolo di conoscenza e di riconoscimento dell’Italia. Il turismo, infatti, non è soltanto un settore economico: è un processo culturale attraverso cui un Paese si racconta, costruendo e diffondendo la propria immagine.
Tuttavia, la ricchezza monumentale non si traduce automaticamente in un vantaggio organizzativo. Nonostante la straordinaria dotazione di beni artistici e paesaggistici, l’Italia occupa solo il quarto o quinto posto a livello di turismo mondiale. Ciò evidenzia la necessità di politiche più efficaci, in grado di coordinare promozione, infrastrutture, gestione del patrimonio e fruizione turistica.
L’analisi proposta da Sense of Italy suggerisce di guardare al turismo come a un investimento di medio-lungo periodo, non come a una risorsa da sfruttare immediatamente. I servizi turistici devono essere resi più produttivi, ma anche più selettivi, puntando su qualità, formazione e sostenibilità.
Uno dei messaggi più forti del volume riguarda la necessità di tutelare e rivitalizzare i centri storici italiani, in particolare quelli meno noti. La vitalità del Paese dipende anche dalla capacità di preservare e valorizzare le città di medie dimensioni, ricche di monumenti storici, e i borghi minori, spesso trascurati o colpiti da processi di spopolamento.
La desertificazione commerciale e abitativa dei centri storici è una delle sfide più gravi. Molte città soffrono per la chiusura dei negozi tradizionali, la perdita di residenti e la trasformazione degli spazi urbani in scenografie per un turismo mordi e fuggi. In altri contesti, come negli Stati Uniti, il problema degli empty storefronts è affrontato con politiche fiscali e incentivi al riuso. In Italia servirebbero interventi analoghi, che combinino sussidi, regolamentazione e programmazione urbanistica per restituire funzione economica e sociale agli spazi centrali.
Tali politiche non devono limitarsi alla tutela, ma mirare a un equilibrio dinamico tra conservazione e innovazione. Il patrimonio artistico non può essere congelato: va abitato, frequentato, reinterpretato. Solo così il Sense of Italy può continuare a produrre valore.
Il volume dedica particolare attenzione al fenomeno dell’overtourism, che interessa molte città italiane. La crescita dei flussi turistici, pur positiva in termini di reddito, può generare effetti distorsivi: aumento dei prezzi immobiliari, congestione, precarizzazione del lavoro, perdita di identità locale e sviluppo di attività di ristorazione non di qualità. Questi processi rischiano di trasformare i luoghi in contesti standardizzati e privi di identità, svuotandoli del loro senso culturale.
Per evitare tale esito, è necessario promuovere un turismo sostenibile, capace di distribuire i flussi sul territorio e di favorire esperienze più autentiche. Le politiche pubbliche dovrebbero incoraggiare la destagionalizzazione, sostenere l’ospitalità diffusa e incentivare forme di fruizione equilibrata, basate sulla conoscenza e sul rispetto dei luoghi.
Come misurare un fenomeno che unisce economia, cultura e percezione? Una possibile soluzione potrebbe essere quella di considerare la “disponibilità a pagare” dei visitatori per un’esperienza italiana autentica, o misurare il surplus che il consumatore-visitatore deriva dalla fruizione dei luoghi, dei servizi e dei prodotti culturali italiani.
Misurare il “SofI” significa quindi valutare e misurare la capacità del Paese di generare esperienze di qualità. La ricerca scientifica potrebbe svilupparsi integrando indicatori tradizionali — arrivi, presenze, spesa turistica — con misure qualitative legate alla reputazione, alla soddisfazione e alla diversificazione territoriale. Questo approccio consentirebbe di passare da una logica di consumo dei contesti urbanistico-monumentali a una logica di cura e rigenerazione, coerente con l’idea di Sense of Italy come esperienza condivisa.
L’Italia gode di un vantaggio strategico rilevante: la disponibilità, in numerosi ambiti, di un capitale umano altamente specifico, utile per potenziare il SofI. Tale capitale non è il risultato di processi casuali, ma il prodotto di una lunga sedimentazione storica, culturale e sociale riconducibile al Sense of Italy.
Valorizzare e mettere a sistema questo capitale umano significa attivare un potente meccanismo di vantaggio comparato, capace di distinguere il Paese nei contesti competitivi globali. Allo stesso tempo, il suo impiego consapevole genera un effetto di rafforzamento circolare: più il capitale umano esprime il Sense of Italy, più quest’ultimo si consolida, alimentando competenze, identità e capacità distintive difficilmente trasferibili o imitabili.
Ne deriva un modello di sviluppo ad alto potenziale (non ancora pienamente sfruttato) fondato non solo sull’efficienza economica, ma anche sulla valorizzazione dell’identità nazionale come risorsa produttiva, in cui cultura, sapere e talento diventano fattori centrali di competitività e coesione.