Unlikely to Pay: come evolverà il mercato?

di Marco Giannantonio

Oggigiorno il settore bancario più che una fase evolutiva sta vivendo una vera e propria rivoluzione. Legata sia alle nuove tecnologie, sia a nuovi operatori quali fintech e bigtech. Questo sta rendendo sempre più insostenibile il modello di business bancario tradizionale. Ciò nonostante, la competitività del nostro sistema bancario continuerà – almeno nel breve periodo – ad esser fortemente correlata ad una tematica: la gestione delle non performing exposure (NPE).

Negli ultimi 3 anni, l’industria bancaria italiana ha fatto molto in termini di riduzione di NPE. Ma gli sforzi sin qui profusi sono stati quasi esclusivamente focalizzati sul credito a sofferenza. Il prossimo ambito di intervento riguarda le posizioni Unlikely to Pay (UtP). Cioè le posizioni con un grado di deterioramento inferiore rispetto alle sofferenze. Secondo la disciplina di riferimento, la classificazione UtP è il risultato del giudizio della banca circa l’improbabilità che, senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie, il debitore adempia integralmente (in linea capitale e/o interessi) alle sue obbligazioni creditizie.

Andare a ridurre gli UtP è una sfida per le banche italiane tutt’altro che banale: le controparti, infatti, sono “vive”. Motivo per cui per intervenire efficacemente su questa asset class bisogna adottare un approccio selettivo (e non industriale e statistico come fatto con le sofferenze), analizzando con grande cura le motivazioni sottostanti il deterioramento del debitore.

Visti i numeri in gioco (UtP pari a 90 mld€ lordi e 56 mld€ netti, su un totale di NPE pari a 225 mld€ lordi e 103 mld€ netti al giugno 2018), occorre che le banche – ed i soggetti a vario titolo coinvolti quali servicer, studi legali, etc. – rafforzino le proprie competenze specialistiche ed i propri processi organizzativi in modo da garantire interventi tanto tempestivi quanto efficaci affinché il maggior numero possibile di posizioni UtP possa tornare fra le pratiche in bonis.

Il testo è tratto dall'articolo pubblicato su:
vai all'articolo acquista il fascicolo

I nostri Partner

 Natixis
 Banca Profilo
 EY
 Mercer
 Oasi

Siamo anche:

logo Rivista Bancaria logo Editrice Minerva Bancaria logo Collana MOA logo Economia Italiana