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I nuovi requisiti di professionalità dei consulenti finanziari

Dopo l'approvazione da parte della Consob, dal 31 di marzo sono in vigore le nuove norme che disciplinano i requisiti di idoneità professionale del personale delle imprese di investimento. Al posto di tante norme ormai abrogate, l’unico “contenitore” dei principi generali in materia è l'articolo 78. Ecco che cosa cambia.

Alessandro Paoli
Alessandro Paoli

Il quadro europeo di riferimento: preparazione è sinonimo di protezione

L’articolo 25, paragrafo 1 della MIFID 2 stabilisce che gli Stati membri prescrivano alle imprese di investimento l’obbligo di garantire che il personale impiegato per fornire informazioni o prestare consulenza in tema di servizi finanziari e prodotti di investimento sia in possesso dei necessari requisiti di conoscenza e competenza.

Il concetto di fondo è quello di adeguare la preparazione del personale alla continua mutevolezza dei mercati finanziari, per evitare che l’investitore possa incorrere in fenomeni di misselling conseguenti alla prestazione di consulenze sconsiderate o alla fornitura di informazioni obsolete.

Detto questo, la MIFID 2 ha demandato all’ESMA il compito di stabilire gli orientamenti che possano precisare i criteri di conoscenza e competenza adeguati. Nel 2015, l’autorità ha pubblicato i suoi orientamenti in un documento denominato “Guidelines for the assessment of knowledge and competence”. 

Tali orientamenti non sono vincolanti, anche se l’articolo 16 del regolamento ESMA prevede che le autorità competenti e gli operatori del mercato siano tenuti a compiere ogni sforzo per conformarvisi. 

Il Discussion paper della Consob e la scelta per l’approccio Principle-based

La Consob si è conformata ai suddetti orientamenti, prevedendo nel Regolamento intermediari una serie di norme di dettaglio apposite, non derogabili, contenute negli articoli 78-82. 

La scelta operata è stata quindi quella di introdurre una regolamentazione puntuale lasciando agli operatori di mercato pochi margini di manovra nella concreta attuazione degli orientamenti ESMA. 

Nonostante ciò, la Consob, il 5 ottobre del 2018 ha dato avvio a un Q&A rivolgendosi agli Stakeholders affinché esprimessero il loro punto di vista su alcune questioni problematiche inerenti alla disciplina delle competenze e conoscenze del personale. 

Lo scopo era quello di verificare l’impatto della normativa nei successivi due anni dalla sua adozione per procedere in futuro ad una possibile revisione della stessa. I risultati di tale “sondaggio” dimostrarono la presenza dei primi segnali di insofferenza, spingendo così gli Stakeholders a sollecitare la Consob ad apportare delle modifiche alla disciplina vigente. 

Non solo. L’high level forum on the capital market union(HLF), nel suo report pubblicato il 10 giugno del 2020, aveva prospettato la necessità di procedere a una revisione della MIFID 2 e della IDD, nell’ottica di introdurre sia una specifica certificazione volta a confermare il proficuo svolgimento dei percorsi di formazione che l’innalzamento del livello dei requisiti di professionalità richiesti al fine di istituire una certificazione di qualità europea.

La necessità di procedere ad una revisione della disciplina sui requisiti professionali era ormai nell’aria. L’unico problema era quello di capire quanto incisivo sarebbe dovuto essere il futuro intervento di modifica. 

A tal fine, la Consob si è rivolta nuovamente agli Stakeholders, per mezzo di un Discussion paper pubblicato il 23 luglio 2020. Nel documento appena accennato, l’autorità ha avanzato due proposte di modifica denominate “opzione 0” ed “opzione 1”. La prima stabiliva il mantenimento dell’attuale impianto normativo, completato con alcuni interventi mirati su alcune disposizioni volti a ridurre la loro portata prescrittiva. La seconda, invece, prevedeva un intervento più incisivo di revisione secondo la tecnica regolamentare denominata Principle-based. Tale approccio si basava sul mantenimento dei principi generali della materia, eliminando le prescrizioni di dettaglio ed effettuando numerosi rimandi diretti ai vari punti degli orientamenti.  

La soluzione offerta dall’opzione 1 ha ricevuto il placet tanto dalla stessa Consob quanto dal Comitato degli operatori di mercato (COMI) e dagli Stakeholders.

La delibera Consob numero 21755 del 10 marzo 2021: il nuovo articolo 78

La Consob, il 10 marzo 2021, ha adottato una delibera che modifica la disciplina in argomento prevedendo la sua entrata in vigore a partire dal 31 marzo. 

La nuova disciplina non si basa più su un complesso articolato di disposizioni, ormai abrogate, bensì su un’unica norma che è l’articolo 78. 

Quest’ultimo diventa l’unico “contenitore” dei principi generali in materia, essendo ora composto da ben 5 commi.  

Il primo comma viene mantenuto quasi inalterato rispetto al passato, esprimendo il principio secondo cui i membri del personale, inclusi gli agenti collegati, devono possedere idonee conoscenze e competenze quando prestano consulenza ovvero forniscono informazioni al pubblico. 

L’unico elemento di novità è il rimando al punto 4, lettera e) degli Orientamenti ESMA che specifica il concetto di fornitura di informazioni. 

Il secondo comma, invece, elenca quali sono i requisiti di conoscenza e competenza necessari. Il tutto si basa su una predeterminazione a livello regolamentare del bilanciamento tra qualifiche ed esperienza professionale maturata.

Quest’ultima dipende non solo dalla tipologia di qualifica professionale conseguita, ma anche dal tipo di attività svolta.  

Tali requisiti non devono essere presenti cumulativamente poiché è previsto che sia sufficiente possederne almeno uno fra quelli elencati. 

In questo caso, la delibera conferma il previgente impianto normativo seppur prevedendo un “taglio” generalizzato ai periodi di esperienza professionale richiesta. Tale riduzione ha condotto logicamente alla eliminazione della possibilità di dimezzare i suddetti periodi tramite il conseguimento di una certificazione attestante le conoscenze acquisite in ambito economico-finanziario ovvero per mezzo del superamento di un corso di formazione avente le stringenti caratteristiche previste dal vecchio articolo 79. 

L’ultima parte del secondo comma riguarda il calcolo del periodo di esperienza professionale necessaria, prevedendo che la stessa debba essere maturata nei dieci anni precedenti all’inizio dell’attività e che almeno la metà avvenga nei tre anni precedenti al predetto inizio. Infine, prevede che il computo finale sia costituito dalla somma dei vari periodi di esperienza documentati tenendo conto anche quelli maturati presso più soggetti. 

Il terzo comma si occupa delle materie su cui deve concentrarsi l’esperienza professionale, stabilendo, tramite il rimando ai punti 17 e 18 delle Guidelines, una preparazione differente per il personale che si occupa di consulenza rispetto a quello che fornisce semplici informazioni. 

Il quarto comma dell’articolo 78 riproduce la disposizione transitoria contenuta nel vecchio articolo 82 consentendo al personale sprovvisto, alla data del 2 gennaio 2018, dei necessari requisiti di continuare a prestare la loro attività purché in presenza di apposite cautele. 

L’ultimo comma dell’articolo 78 prevede una serie di obblighi a carico degli intermediari.

In primis, incombe sugli stessi il compito di garantire che il personale abbia i requisiti di conoscenza e competenza necessari e di prevedere un periodo di supervisione di 4 anni al massimo per il personale che ne sia sprovvisto.

Inoltre, il comma 5, lettera c) attribuisce espressamente il compito agli intermediari di dare concreta attuazione degli orientamenti ESMA, per mezzo di procedure e misure apposite.

Ulteriori oneri procedurali dovranno essere adottati per quanto riguarda la formazione professionale del personale, eliminando il vecchio obbligo di svolgere un corso annuale della durata di trenta ore. Il risultato è quello di attribuire all’intermediario la scelta di stabilire tanto le modalità di svolgimento dei percorsi di formazione, quanto se affidare la revisione annuale delle competenze a un soggetto esterno o meno.  

Tali procedure devono essere documentate e la documentazione dovrà essere conservata per almeno 5 anni, al fine di consentire la verifica di conformità ai suddetti requisiti. Infine, l’intermediario è tenuto anche a rilasciare al personale le certificazioni riguardanti l’esperienza professionale maturata e l’attività di formazione svolta. 

Le novità per i consulenti finanziari 

La nuova disciplina ha anche introdotto delle novità specifiche per i consulenti finanziari.

In particolare, l’articolo 156 prevede che i consulenti abilitati all’offerta fuori sede, fermo restando il rispetto dei principi di cui all’articolo 78, siano tenuti all’aggiornamento professionale non più sulla base di corsi periodici con test di verifica finale bensì secondo procedure e modalità stabilite dall’intermediario presso il quale operano. 

Anche l’articolo 164 riguardante l’aggiornamento professionale dei consulenti finanziari autonomi è stato modificato. 

Innanzitutto, il primo comma prevede che i consulenti siano tenuti all’aggiornamento professionale a prescindere dall’esercizio effettivo o meno dell’attività. A tal fine, dovranno partecipare ogni dodici mesi a corsi di formazione di almeno 30 ore tenuti da soggetti con minimo 5 anni di esperienza nel settore finanziario, bancario, economico, assicurativo. 

I corsi dovranno concludersi con un test di verifica delle conoscenze, a seguito dei quali verranno rilasciati attestati comprovanti l’avvenuto aggiornamento. Nel caso in cui i consulenti operino presso società di consulenza è previsto che queste ultime dovranno adottare procedure e misure idonee al fine di garantire il suddetto aggiornamento professionale. 

I commi 2-bis e 2-ter si occupano delle cause di sospensione dell’obbligo di aggiornamento professionale. Il primo si limita ad esplicitare i casi già previsti nel vecchio articolo 81 in cui l’obbligo di aggiornamento professionale è sospeso. Il secondo invece prevede che a seguito del verificarsi di una delle ipotesi di sospensione previste nel comma 2-bis, i consulenti dovranno effettuare un aggiornamento professionale di almeno 30 ore prima di riprendere l’attività. 

Tuttavia, se l’attività riprende nello stesso anno oppure nell’anno successivo alla sospensione, resteranno valide le ore eventualmente già effettuate e i nuovi obblighi di aggiornamento professionale riprenderanno a partire dal primo gennaio dell’anno successivo a quello di ripresa dell’attività.

Le società di consulenza e i consulenti finanziari dovranno conservare per almeno 5 anni la documentazione attestante l’avvenuto svolgimento degli obblighi di aggiornamento, al fine di consentire il controllo del rispetto di tale obbligo da parte dell’OCF che potrà richiedere anche periodicamente copie della suddetta documentazione.