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Accantonamento

Alla fine di ognuno dei periodi amministrativi in cui si divide convenzionalmente la vita dell’azienda, viene rilevato il risultato economico della gestione e si imputano all’esercizio anche i costi presunti che, pur essendo incerti nell’ammontare, sono correlati all’attività svolta ed ai ricavi realizzati nell’esercizio in chiusura. Contabilmente, si registra in Dare l’accantonamento (in corrispondenza ad un componente positivo del conto economico d’esercizio) ed in Avere (in corrispondenza del passivo dello stato patrimoniale) il fondo di contropartita (variazione finanziaria negativa presunta = passività potenziale). Il d.lg. 9.4.1991 n.127 prevede tassativamente l’iscrizione al passivo dei soli fondi che riguardano passività potenziali effettive (p.e: TFR e obblighi simili per particolari rapporti di lavoro) e non poste rettificative dei valori dell’attivo (fondo svalutazione dei crediti), che vanno dedotte dalla posta attiva cui si riferiscono. I fondi si dicono accantonati, ma sono semplicemente iscritti nel passivo e non corrispondono ad alcun effettivo vincolo di impiego di denaro dal conto cassa (che è fra le attività). L’articolo 2424 bis del c.c., comma 3, precisa in ogni caso che “gli accantonamenti per rischi ed oneri sono destinati soltanto a coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali tuttavia alla chiusura dell’esercizio sono indeterminati o l’ammontare o la data di sopravvenienza”.