Il Principe

a cura di Leonardo Morlino


Per la crescita Renzi ha bisogno dei comuni

E’ noto quanto sia difficile analizzare un fenomeno complesso come le elezioni in qualunque paese democratico, anche per la cronica mancanza di dati più precisi ed approfonditi sulle ragioni del comportamento elettorale dei cittadini. Ma rispetto ai risultati del secondo turno di domenica scorsa ci si può porre una domanda più semplice: questo turno suggerisce qualcosa di nuovo rispetto a due settimane fa? Oppure conferma solo la straordinaria affermazione del Pd, lo scorso 25 maggio?

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Renzi discende da Blair e da Schroeder

Lo straordinario risultato elettorale del 25 maggio richiede un supplemento di analisi. I diversi commenti di questi giorni, compreso quello già immediatamente pubblicato in questa rubrica, hanno contribuito ad esplicitare le ragioni dei risultati. Due punti hanno provocato molte reazioni e discussioni e meritano di essere ripresi: il Pd (R), dove R sta per Renzi, è una nuova Democrazia Cristiana, o a qualcosa del genere? E che cosa ha sbagliato Grillo della sua campagna elettorale?

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Pd, un trionfo per niente annunciato

Le attese. Anche sulla base degli ultimi sondaggi ufficialmente disponibili, si aspettava Forza Italia in discesa sia rispetto alle precedenti europee che alle ultime elezioni del 2013. Se avesse ottenuto il 20%, sarebbe stato un netto successo. Una forte affermazione di Grillo e del Movimento 5 stelle si dava quasi per scontata. Dunque, almeno il 26/27 %, magari anche senza aumentare di molto i voti assoluti del 2013. In ogni caso, un risultato molto vicino percentualmente al PD, che a sua volta avrebbe avuto successo se superava il risultato del 2013 e si attestava di almeno 5 punti sopra i 5 Stelle. Nel complesso i partiti anti-europei sarebbero stati vicini al 30%, o di poco sotto, e la partecipazione elettorale sarebbe stata spinta in alto da quei sentimenti anti-europei. Dunque, si sarebbe andati molto vicini alla precedente del 2009 (66%).

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Spostare l'attenzione

La campagna elettorale è ormai alla fine. Abbiamo anche gli ultimi sondaggi pubblicabili. Al di là delle numerose dichiarazioni di questo periodo è importante capire alcuni aspetti strutturali di fondo, propri di queste elezioni, iniziando dal voto. Come si sa, il voto è l'unica occasione formale in cui l'elettore è chiamato a giudicare l'eletto (e il suo partito). E' un voto “retrospettivo” in quanto è il risultato di un giudizio positivo o negativo su quanto l'eletto ha fatto negli anni precedenti. Se quel giudizio è positivo voterà di nuovo o anche per la prima volta per il leader e il partito che stando al governo hanno fatto bene. Ma se vi è stata crisi economica e, di conseguenza, gli elettori sono insoddisfatti, che succede? E' inevitabile che sia premiata l'opposizione, anche quella radicale ed espressione di protesta fine a se stessa?

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Se i sindacati cambiano pelle

A chiusura del congresso della Cgil e dopo diversi e vivaci scambi, non solo tra la Camusso e Renzi, è il caso di riflettere meglio sul possibile ruolo del sindacato nell’uscire dalla crisi, lontana dall’essere effettivamente superata. Per rispondere alla domanda se e come il sindacato possa contribuire a questo scopo, possiamo partire da un ‘mistero’ e da un richiamo al recente passato.

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Le conseguenze politiche della crisi

Le elezioni europee si avvicinano, e la campagna per conquistare i voti è iniziata. Sappiamo già che sarà diversa da tutte le altre che l'hanno preceduta e simile a quelle che seguiranno. In breve, con questa campagna e le successive elezioni vi è stato un punto di svolta: per la prima volta in questi giorni non si parlerà di temi nazionali, ma di Europa. Non solo, ma malgrado il fatto che ci siano in concomitanza diverse elezioni locali, delle tematiche ad esse collegate si parlerà assai poco. Perché? Come è stato possibile un cambiamento così forte?

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Verso una democrazia maggioritaria

La Pasqua può essere l'occasione per una riflessione sulla fase politica che stiamo vivendo. Alla fine, al di là della più immediata contingenza, dove ci stanno portando le politiche del governo Renzi? Se prendiamo le distanze da come saranno trovate le risorse per il bonus in busta-paga o dai risultati delle europee di maggio, quale linee di fondo stanno emergendo ovvero si cominciano a intravedere?

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Molto rumore per nulla

Il progetto governativo sulla Assemblea delle Autonomie ha avuto reazioni diverse, ma tutte forti. Come mai? Perché è tecnicamente sbagliato, cioè incoerente rispetto agli stessi fini che si pone? Perché pone le basi di una deriva autoritaria?

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