Vittorio Mirra
Regolazione | 09-Sep-2017 | pdf

Una oggettiva ed imparziale valutazione dei profili di rischio assunti nei confronti della clientela è sempre stata essenziale per il business bancario.
L’attenzione crescente per i rischi di compromissione dell’oggettività di tali valutazioni ne è la prova.
La normativa sulle operazioni con parti correlate mira proprio ad evitare le distorsioni nell’allocazione di beni e risorse derivanti dalla vicinanza ai centri decisionali della banca di determinati soggetti, aventi dei “collegamenti” con la stessa.
L’esistenza di conflitti di interesse, infatti, potrebbe danneggiare azionisti, investitori e depositanti, perché esporrebbe la banca a rischi non adeguatamente misurati o ponderati.
La ratio della normativa sopra richiamata dovrebbe, però, facilitare gli istituti creditizi nella predisposizione dei presidi organizzativi, informativi e deliberativi atti all’applicazione della regolamentazione emanata a tali fini.
In realtà non sembra essere esattamente così.
La regolamentazione in vigore appare non perfettamente uniforme – nonostante gli sforzi delle Autorità di settore – e comunque non idonea ad assicurare “certezze” alle banche, tanto è vero che numerose sono le differenti sfaccettature nelle policy previste dai maggiori gruppi bancari italiani.

Edoardo Rulli
Regolazione | 14-Jul-2017 | pdf

La stampa straniera non ha lesinato critiche all’ultimo atto della saga dei salvataggi bancari italiani. Le banche venete sono state effettivamente (e indebitamente) salvate? Offrire una risposta a questa domanda non è facile. Le regole europee lasciano margini di discrezionalità alle autorità di risoluzione, alla Commissione europea e ai Governi. Si tratta di capire se e come questi margini di discrezionalità vadano utilizzati. Certamente ciò può avvenire a patto che non si tradiscano la ratio e la filosofia della disciplina che oggi impongono il bail-in o il fallimento. Ma anche nel bail-in e nel fallimento non viene meno un’esigenza: tutelare il risparmio. Un’esigenza che nel nostro ordinamento ha rango costituzionale.

Gloria Colantoni
Regolazione | 11-Jul-2017 | pdf

La congiuntura economica negativa degli ultimi anni ha evidenziato un problema sottostimato al punto da essere quasi ignorato anche dal legislatore: la Business Continuity. Questi è infatti intervenuto solo tardivamente ed in modo frammentario per affrontare tematiche quali la gestione del rischio d'impresa e la tutela della continuità operativa. La disciplina della privacy ed il Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD) regolamentano la materia fornendone un inquadramento minimale. Più circostanziata la normativa di Banca d’Italia che sembra allinearsi agli standard di settore ed alle indicazioni espresse dall'Unione Europea. Quali che siano le motivazioni dell'attuale vulnus legislativo, è il momento di realizzare un unico quadro normativo di riferimento.

Raffaele Lener
Regolazione | 02-Jul-2017 | pdf

Da più parti è stato sollevato il tema della competenza dell’ACF, come noto operativo da pochi mesi, in relazione a illeciti commessi da consulenti finanziari.
Non può negarsi come il tema sia delicato, a maggior ragione ove l’ACF sia chiamato a giudicare di fatti che possano avere anche rilievo penale, o addirittura riguardo ai quali già un procedimento penale sia pendente.
A differenza dell’ABF, vigilato da Bankitalia, la Consob ha deciso che nel caso del suo arbitro delle controversie finanziarie il suo giudizio possa camminare insieme con quello penale. Come evitare il rischio di un conflitto tra autorità giurisdizionale e ACF?

Marco Tofanelli
Regolazione | 28-Jun-2017 | pdf

La prima protezione dell'investitore è l'informazione. Ma spesso non basta a evitargli scelte sbagliate. Per tutelarlo si rischiano oggi di introdurre regole finalizzate a prevenire condotte poco virtuose a danno del risparmiatore, che finiscono invece per penalizzarlo, restringendo la sua possibilità di scelta. Ben vengano dunque le iniziative delle istituzioni che puntano a sviluppare l'educazione finanziaria: un investitore consapevole e “competente” è un investitore migliore, e aiuta a migliorare la qualità del mercato.

Maria Elena Salerno
Regolazione | 19-Jun-2017 | pdf

La riforma del framework regolamentare a tutela dell’investitore in strumenti finanziari realizzata a livello europeo (nel c.d. pacchetto MiFID) è intervenuta tra l’altro sulla disciplina della valutazione di adeguatezza degli investimenti finanziari e dei connessi obblighi di informativa alla clientela, imponendo requisiti di contenuto e di forma più rigorosi rispetto al passato. Ciò non potrà non avere conseguenze significative sulla direzione che prenderanno le future decisioni della giurisprudenza civile e delle procedure di risoluzione alternative (i.e. Arbitro per le Controversie Finanziarie) finalizzate ad assicurare l’enforcement della nuova disciplina, ergo la protezione in concreto dell’investitore.

Massimo Paolo Gentili, Orietta Nava
Regolazione | 03-Jun-2017 | pdf

La normativa vigente individua due tipologie di comitati endo-consiliari, i comitati con funzioni esecutive e i comitati con funzioni istruttorie-consultive-propositive. Soltanto i primi trovano disciplina nel Codice Civile, all’articolo 2381, che stabilisce che il consiglio di amministrazione può delegare proprie attribuzioni a un comitato esecutivo composto da alcuni dei suoi componenti. I secondi, invece, sono organi che, sempre all’interno del consiglio di amministrazione, non hanno compiti esecutivi/gestori e non limitano i poteri decisionali e la responsabilità dell’organo aziendale all’interno del quale sono creati, venendo istituiti al solo fine di facilitare e coadiuvare i lavori dello stesso organo, incrementandone l’efficienza e l’efficacia. Un particolare ruolo di impulso in riferimento ai comitati istruttori-consultivi-propositivi è stato svolto da Borsa Italiana, con il Codice di Autodisciplina, a cui hanno poi fatto seguito le disposizioni nazionali inerenti la corporate governance delle banche, oltre che quelle in materia di organizzazione e procedure degli intermediari finanziari.

Maddalena Marchesi
Regolazione | 23-May-2017 | pdf

il mondo della consulenza finanziaria è al centro di importanti cambiamenti che vanno dall’introduzione della “consulenza indipendente” – quella nella quale viene valutata una ampia gamma di prodotti offerti da diversi fornitori e il consulente non accetta e trattiene onorari, commissioni o altri benefici pagati o forniti da terzi, in particolare da emittenti o fornitori di prodotti - alle sfide poste dall’automazione nella prestazione di attività di consulenza, prescindendo del tutto o parzialmente dall’intervento umano.

Filippo Fiordiponti
Regolazione | 17-May-2017 | pdf

L’intervento normativo d.l. 23 dicembre 2016, n. 237 rende cogenti le previsioni che le comunicazioni della Commissione hanno posto per ridurre l’impatto degli aiuti sulla concorrenza. Si attua il principio di condivisione delle perdite nella copertura degli oneri con azionisti e creditori, ma con diverso perimetro rispetto al bail-in. Viene introdotto un regime ordinario per le garanzie ma anche un percorso specifico per situazioni di maggiore impegno. Viene regolato un procedimento bifasico che coinvolge Autorità nazionale e Commissione e poi articolate le modalità di escussione. Con la ricapitalizzazione si vuole il burden sharing ma è inserita la possibile transazione. Questa è prefigurata nelle conseguenze e assistita dallo Stato che fornisce le risorse sostituite. Regole di tutela per gli investitori, che restano però soggetti ad una valutazione di accesso agli effetti dell’accordo, o piuttosto norma di pericolo, attenta alle conseguenze del rischio di contestazione e perciò alla stabilità dei mercati.

Vittorio Mirra
Regolazione | 12-Apr-2017 | pdf

In capo all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) sono riposte notevoli aspettative da parte del mercato e la mole di ricorsi giunti sin dall’inizio della sua operatività lo dimostra [nel primo bimestre di attività (9 gennaio/8 marzo 2017) sono pervenuti all’ACF 270 ricorsi].
Sicuramente i “filoni” provenienti da reclami presentati dai clienti delle banche Venete ha di fatto probabilmente contribuito a rappresentare buona parte dei ricorsi presentati dagli investitori, ma indipendentemente da ciò, tale Organismo si affaccia con rinnovato vigore nell’ambito dei mercati finanziari, dopo la fallimentare esperienza della Camera di Conciliazione ed Arbitrato presso la Consob [dati al riguardo sono riportati nella Relazione annuale al mercato presentata dalla Consob nel 2016].

Grazia Bonante, Daniele de Ferra
Regolazione | 05-Apr-2017 | pdf

La Legge n. 232 dell’11 dicembre 2016 (Legge di Stabilità 2017) ha introdotto i “piani individuali di risparmio a lungo termine” o “PIR”, che rappresentano una forma di investimento innovativa per le persone fisiche residenti in Italia. Secondo quanto indicato dal MEF, i PIR hanno da subito riscosso un notevole successo e si stima che la raccolta superi i due miliari di Euro nel 2017.
I PIR costituiscono una forma di investimento che mira a canalizzare il risparmio delle persone fisiche verso il sistema imprenditoriale italiano, attraverso investimenti stabili e duraturi in strumenti finanziari emessi da imprese operanti in Italia. Negli auspici, l’elemento che dovrebbe decretarne il successo è l’esenzione dalla tassazione dei redditi finanziari generati dagli investimenti. L’ esenzione, tuttavia, è subordinata al rispetto dei vincoli di investimento previsti dalla legge e di un vincolo di detenzione per un periodo minimo di cinque anni.
Vista la particolare complessità dei vincoli agli investimenti, la normativa impone il coinvolgimento di operatori qualificati (intermediari abilitati e imprese di assicurazione), ai fini dell’istituzione dei piani individuali di risparmio. I PIR costituiscono un’occasione anche per banche, imprese di investimento, società di gestione del risparmio e imprese di assicurazione, che possono arricchire la propria offerta di soluzioni di investimento con un nuovo prodotto dedicato al pubblico retail.

Luciano Vasques
Regolazione | 31-Mar-2017 | pdf

La recente riforma delle banche di credito cooperativo (Decreto Legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito in Legge 8 aprile 2016, n. 49, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 87 del 14 aprile 2016) ha introdotto un obbligo di aggregazione societaria per la formazione di uno o più gruppi bancari tra BCC con soglie minime di capitalizzazione.
Il meccanismo di costituzione del controllo assegnato a una capogruppo può essere realizzato, secondo quanto previsto dal legislatore, tramite un contratto di dominazione (definito dal legislatore come contratto di coesione), ai sensi del quale le singole BCC (che saranno anche azioniste della capogruppo) si assoggetteranno alla direzione e controllo degli organi gestori della capogruppo.
In questa breve nota s’intende, in via del tutto preliminare, e senza alcuna pretesa di completezza, verificare se la costituzione di un gruppo di BCC possa essere inquadrata come operazione di concentrazione, ai sensi della disciplina antitrust.
Ricordiamo che una “concentrazione”, qualora vengano superate determinate soglie dimensionali previste dalla normativa nazionale o comunitaria sul merger control, può dar luogo a obblighi di notifica preventiva.
Svolgeremo inoltre alcune osservazioni preliminari su alcuni profili della regolazione delle BCC che riteniamo un’autorità antitrust dovrà tenere in considerazione allorché sia chiamata a verificare se la creazione di un “gruppo” di BCC, qualora quest’ultima sia soggetta ad obblighi di notifica, possa favorire la creazione o il rafforzamento di una posizione dominante.
La conclusione cui si perviene è che in linea teorica si potrebbe anche prospettare, in situazioni limite, la possibilità che la costituzione del gruppo di BCC non dia luogo a controllo ai sensi della disciplina sul controllo delle concentrazioni; tuttavia tale ipotesi ha carattere teorico e residuale e, se perseguita, imporrebbe comunque al gruppo gravi limitazioni gestionali e rischi di investigazioni antitrust.

Daniela Sciullo
Regolazione | 26-Mar-2017 | pdf

Il c.d. Decreto Banche n. 59/2016 ha introdotto nell’ordinamento italiano la possibilità di costituire garanzie reali senza spossessamento sui beni mobili afferenti all’esercizio dell’impresa. La scissione fra titolarità della garanzia e situazione possessoria risponde all’obiettivo di conciliare la domanda di finanziamento dell’impresa e la tutela dei creditori, in riferimento alla certezza del diritto e ai suoi tempi di realizzazione. La facoltà di disposizione del bene oppegnorato da parte del costituente è bilanciata consentendo la soddisfazione del valore del bene ad opera dello stesso creditore.

Daniela Sciullo
Regolazione | 16-Mar-2017 | pdf

Il c.d. Decreto Banche del maggio scorso ha introdotto l’istituto del pegno mobiliare non possessorio, limitato ai beni inerenti all’esercizio dell’impresa. Lo stesso D.l. n. 59/2016 ha modificato anche la disciplina del patto marciano e operato altre innovazioni sul Codice di procedura civile e in materia di procedure concorsuali ed esecutive.

Mario Gustato
Regolazione | 11-Feb-2017 | pdf

Il contesto normativo in cui operano gli istituti di credito risulta caratterizzato da un sempre crescente grado di complessità e frammentazione. Le regole sottese alle scelte organizzative non sempre risultano di immediata intellegibilità e, in tale ambito, la corretta collocazione dell’ufficio reclami risulta un obiettivo non del tutto agevole.

Stefano Gatto
Regolazione | 04-Feb-2017 | pdf

La clausola penale è uno strumento utilizzato anche nella contrattualistica internazionale, ma c’è una differenza sostanziale tra la disciplina degli ordinamenti di civil law rispetto a quella degli ordinamenti di common law. Se questa clausola, all’interno del nostro ordinamento, tradisce una certa finalità “punitiva” rispetto alla parte inadempiente, gli ordinamenti di common law distinguono, invece, le liquidated damages clauses dalle penalty clauses.
Hanno validità solo le clausole attraverso le quali le parti determinano anticipatamente i danni che scaturiscono dall’inadempimento, a condizione che gli stessi siano stimati ragionevolmente. L’aspetto peculiare della clausola in esame riposa nel fatto che i liquidated damages sono dovuti anche qualora, in realtà, non vi siano stati danni.
Tuttavia, l’organo giudicante esamina ugualmente il contenuto delle clausole in questione, attribuendo efficacia soltanto a quelle che, nella sostanza, non figurano come vere e proprie “punizioni”.
È ragionevole ritenere che ove vi fossero delle clausole penali ad hoc anche nell’ambito della contrattualistica dedicata al settore finanziario, probabilmente, i risparmiatori sarebbero più incoraggiati e tutelati.

Chiara Petronzio
Regolazione | 13-Dec-2016 | pdf

Con Provvedimento del 3 maggio 2016 la Banca d’Italia ha modificato la disciplina secondaria che regola presupposti e modalità di svolgimento della procedura sanzionatoria amministrativa di sua competenza, al fine di allineare il relativo contenuto alle previsioni del TUB, come modificate in attuazione della direttiva 2013/36/UE, la c.d. CRD-IV.
La nuova normativa si applica a partire dal 1 giugno 2016 ai procedimenti sanzionatori riguardanti violazioni commesse successivamente a questa data; i procedimenti sanzionatori già in corso al 1 giugno 2016 continuano a essere assoggettati alla regolamentazione previgente, fino alla loro conclusione.
In forza di quanto precede, non sussistono, ad oggi, procedimenti già terminati per i quali abbiano potuto trovare applicazione le disposizioni qui commentate.

Raffaele Lener Grazia Bonante
Regolazione | 25-Nov-2016 | pdf

Fra gli orrendi acronimi cui il legislatore comunitario ci sta abituando si sono prepotentemente inseriti, da qualche tempo, i PRIIPs.
Si tratta dei prodotti di investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati, di cui al regolamento comunitario n.1286 del 2014. Scopo del regolamento è creare un sistema di informazioni trasparenti e, per come possibile, semplici, destinato alla clientela comune, oggi chiamata “al dettaglio”.

Marialivia Biasella
Regolazione | 23-Nov-2016 | pdf

La nascita e lo sviluppo di startup innovative è una delle carte che l’Italia pensa di attivare per il suo rilancio produttivo. Alcune importanti premesse normative sono state messe a punto. Nonostante una rilevante accelerazione nel supporto a tali imprese, il processo è però ancora in fase embrionale.

Maria Chiara Vietti
Regolazione | 17-Nov-2016 | pdf

Le società partecipate svolgono un ruolo importante e necessario per lo svolgimento delle attività degli enti locali, ma la loro costituzione deve essere spinta da criteri di efficienza. L’esistenza di molte partecipate inattive, o di partecipate senza dipendenti e con solo la presenza di amministratori, mina non solo il buon senso, ma anche l’efficienza della Pubblica Amministrazione e in senso indiretto i contributi dei cittadini per un servizio carente.
In tal senso il decreto legislativo 175, entrato in vigore il 23 Settembre 2016, si inserisce all’interno di un nuovo processo di riforma della Pubblica Amministrazione. Una delle principali novità del Testo Unico per le Società a Partecipazione Pubblica è quella riportata nell’articolo 20 dove viene prevista e richiesta una “razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche”. Le amministrazioni pubbliche, ogni anno, dovranno effettuare un’analisi dell’assetto complessivo delle società.