NASCE “STUDI MOA”
COLLANA di MANAGEMENT e ORGANIZZAZIONE AZIENDALE
Dalla complessità alla decisione
Paola Pilati

Non esistono problemi insolubili, spiega Sergio Barile, né in azienda né in altri “sistemi vitali” come il governo di un paese o la dinamica di una coppia. Ecco il metodo. Imparando anche qualcosa da un certo Cesare

Quando Giulio Cesare attraversò il Rubicone scrisse il primo trattato di management. La decisione di infrangere il divieto del Senato di passare quel confine in armi per dirigersi su Roma ha senza dubbio messo in gioco una serie di categorie di valori nella mente del generale vittorioso sui Galli, il quale deve aver soppesato il desiderio di successo con il senso del dovere, la condotta etica con l’orientamento opportunistico. E la rottura insita nella decisione di sfidare il Senato ha rispecchiato non solo uno stato psicologico, ma anche la valutazione dell’impatto che avrebbe avuto sul “sistema vitale” complessivo della Repubblica, vale a dire su quell’organismo sociale in cui componenti interne ed esterne interagiscono per sopravvivere e per migliorare il sistema. Insomma, qualcosa di più della semplice strategia militare: una visione chiara di come affrontare la complessità del momento, sul suo destino e sulle sorti di Roma. Oggi quello che Cesare fece più di duemila anni fa si può rileggere alla luce delle teorie del management, che si sono evolute e sono diventate materia di didattica (è stato creato un “modello Rubicone”), e che servono a dare una griglia interpretativa al pensiero soggettivo, con la finalità di aiutare a tradurre la conoscenza della realtà in un processo decisionale.

Un primo passo è quello a cui accompagna “La decostruzione della complessità”, volume d’esordio della nuova collana di testi di management e organizzazione aziendale che l’Editrice Minerva Bancaria presenta. Non a caso è il primo, perché è da qui che si parte per riuscire ad attraversare indenni le insidie del caos quando si guida un’azienda. «E non solo quella», precisa Sergio Barile, ordinario di Economia e gestione delle imprese alla Sapienza di Roma, che con Primiano Di Nauta e Francesca Iandolo firma il volume, «ma anche i fenomeni sociali, il governo di un paese, i rapporti interpersonali. Insomma ogni tipo di collettività di individui impegnati a condividere un fine».

Professore, che cos’è la complessità?

«Direi che è la difficoltà ad affrontare i problemi usando criteri del passato senza tenere conto delle diverse prospettive di interlocuzione possibili. Per questo direi che non esiste la complessità oggettiva: dipende dalle conoscenze che tu hai. È complesso ciò che non puoi ricondurre agli schemi che possiedi».

Basta lo studio, quindi, per arrivare a risolvere tutto, a prendere tutte le decisioni, a comprendere tutti i fenomeni?

«Certo la complessità non è assoluta, e l’università serve a seminare fattori di stimolo in tutte le menti, ma serve altro».

Che cosa?

«La consonanza e la risonanza».

Si spieghi meglio.

«Pensi alle molecole del cloro e del sodio: se non c’è la miscela – la consonanza – non si combinano in cloruro di sodio. Senza la consonanza non è possibile governare, gestire dei processi politici, cucinare: trasferire una ricetta non fa un buon cuoco, se non ho quelle condizioni di consonanza che è fatta di tradizione, ricette già possedute, esperienza».

E la risonanza?

«Faccio un esempio. Una delle problematiche tipiche delle società occidentali oggi è il rapporto di coppia. Spesso c’è nella coppia la consonanza, ma non la risonanza: cioè la capacità di indirizzare la consonanza a una finalità comune».

Cosa succede se non c’è?

«La morte. Il rifiuto di vivere è il non avere una finalità, la perdita di un obiettivo ci lascia nel caos, ci sentiamo perduti».

Questo vale per le coppie ma anche per le società, le collettività: cosa succede in questo caso?

«Si torna agli schemi primordiali, agli istinti animali: all’egoismo, alla prevaricazione, all’aggressività. È lo schema dell’”homo hominis lupus” che torna in funzione».

È proprio quello che già sta emergendo nella società di oggi, tra impulsi populisti e chiusure verso tutto ciò che è diverso da noi…

«E proprio per questo prevedo che un governo di destra prima o poi sia ineluttabile: è quello che interpreta meglio gli istinti primordiali e la protezione delle caste che aleggiano oggi».

Come se ne esce, e magari come si può evitare?

«Con la comprensione dei fenomeni, con gli strumenti per leggere la complessità, con la capacità di interpretare i contrasti che emergono, nella società come nelle imprese, che sono entrambi sistemi vitali. E con la capacità di guardare aldilà di se stessi, in un contesto di cui si deve avere la consapevolezza di essere solo una componente: anche nel consiglio d’amministrazione di un’azienda l’individuo è come un atomo di un sistema vitale più generale, figuriamoci in una società».