Le trappole del TAEG: la polizza è obbligatoria o no? La soluzione dell’Arbitro

di Giovanni Parrillo

Il costo delle polizze assicurative va incluso nel costo complessivo del finanziamento: sempre per le polizze obbligatorie, in alcuni casi per quelle facoltative. Ingiustificata esclusione di tale costo dal TAEG comporta un vertiginoso abbattimento del tasso da pagare. L’esclusione è giustificata solo se la polizza è effettivamente facoltativa. Il Collegio di Coordinamento ABF stabilisce che, in caso di controversia, il carattere obbligatorio/facoltativo della polizza può essere dimostrato dalle parti “oltre il criterio formale” inserito nel contratto.

L’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) è chiamato spesso a decidere sulle controversie in materia di TAEG: se infatti il TAEG non comprende tutti i costi del finanziamento il tasso applicato scende per legge vertiginosamente, fino a portarsi ai livelli dei BOT a 12 mesi. Secondo le ultime rilevazioni disponibili, per i prestiti contro cessione del quinto dello stipendio si andrebbe da un TEGM dell’11,45%, per importi fino a 15 mila euro, a meno dell’1%. E’ un’occasione ghiotta per fare un ricorso, visto il vantaggio straordinario in caso di vittoria. Vediamo allora la questione più da vicino, affinché sia anche fondata.

Il TAEG è il “Tasso annuo effettivo globale” pagato dal cliente; esso rappresenta il costo effettivo dell'operazione espresso in percentuale del finanziamento e calcolato sommando al tasso d'interesse composto tutte le spese accessorie della pratica.

In proposito, l’art. 125 bis del TUB, al comma 6 stabilisce che “Sono nulle le clausole del contratto relative a costi a carico del consumatore che … non sono stati inclusi o sono stati inclusi in modo non corretto nel TAEG pubblicizzato nella documentazione predisposta… ” e che (comma 7)“Nei casi di assenza o di nullità delle relative clausole contrattuali: a) il TAEG equivale al tasso nominale minimo dei buoni del tesoro annuali o di altri titoli similari … emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto. Nessuna altra somma è dovuta dal consumatore a titolo di tassi di interesse, commissioni o altre spese”.L’inclusione di tutti i costi è prevista dunque dalla legge per permettere a chi richiede il finanziamento una comparazione effettiva; la mancata inclusione di alcuni costi determina la “sanzione” dell’abbattimento del tasso ai livelli di quello dei titoli pubblici.

La questione è stata oggetto di recente di una decisione del Collegio di Coordinamento dell’ABF (DECISIONE N. 10617/2017) riportata anche nella apposita rubrica di FCHub.

Posto che da tempo l’ABF ha stabilito che il costo delle polizze assicurative deve essere incluso nel TAEG quando tali polizze sono obbligatorie, la questione si sposta sulla verifica dell’obbligatorietà o meno di tali polizze. Non basta infatti che queste vengano dichiarate formalmente come facoltative nella documentazione contrattuale.Secondo l’ABF occorre infatti entrare nel merito del contratto e della sua formazione “oltre il criterio formale”.

 

Ma cosa si intende per obbligatorio se nel contratto di finanziamento le parti hanno indicato come facoltativa la polizza assicurativa abbinata al contratto?

Il criterio, concettualmente,è molto semplice, più difficile è la sua dimostrazione: la polizza è di fatto obbligatoria se essa ha costituito un requisito necessario per ottenere il credito alle condizioni concretamente offerte. In altre parole, chiarisce l’Arbitro, In presenza di un contratto di finanziamento nel quale le parti hanno indicato come facoltativa la polizza assicurativa abbinata spetta al mutuatario dimostrare che essa rivesta invece carattere obbligatorio, quantomeno nel senso che la conclusione del contratto di assicurazione abbia costituito un requisito necessario per ottenere il credito alle condizioni concretamente offerte”.

Ma come si può provare che la polizza è obbligatoria nella sostanza?

Non basta evidenziare il rapporto di connessione fra il finanziamento e la polizza per tracciare una netta distinzione tra polizze assicurative facoltative e obbligatorie, ai sensi dell’art. 121 TUB. L’intermediario ha un duplice e chiaro interesse a far sottoscrivere l’assicurazione: da un lato percepisce commissioni di sottoscrizione molto elevate (queste possono raggiungere anche il 50% del premio pagato ed è prassi pressoché costante che le polizze assicurative siamo intermediate dallo stesso finanziatore); dall’altro si tutela dal rischio di inadempimento del mutuatario, legato al mutare delle condizioni di questi (morte, inabilità, licenziamento). Considerare questo “mero rapporto di connessione” non basta. Ciò implicherebbe che ogni polizza assicurativa idonea ad incidere sul rischio di solvibilità del cliente sia qualificata come servizio accessorio, obbligatorio ai sensi dell’art. 121 TUB, e quindi da includere nel TAEG, al di là di espresse pattuizioni della polizza come facoltativa.

Occorre quindi che venga dimostrata la presenza di un “rapporto di connessione particolarmente elevato”, che consenta di ritenere pienamente soddisfatto l’interesse del finanziatore alla conservazione delle originarie condizioni patrimoniali e finanziarie del debitore e, conseguentemente, al contenimento del rischio di una sua insolvenza.

Spetta al cliente dimostrare che la polizza “facoltativa” riveste invece carattere obbligatorio, quantomeno nel senso che la conclusione del contratto di assicurazione abbia costituito un requisito necessario per ottenere il credito alle condizioni concretamente offerte.

Il cliente deve dunque dimostrare:

  1. che la polizza abbia funzione di copertura del credito;
  2. che vi sia connessione genetica e funzionale tra finanziamento e assicurazione, nel senso che i due contratti siano stati stipulati contestualmente e abbiano pari durata;
  3. che l’indennizzo sia stato parametrato al debito residuo.

D’altra parte, spetta alla banca dimostrare, in via alternativa:

  1. che sono stati illustrati al cliente i costi del finanziamento con e senza polizza;
  2. che condizioni simili, senza la stipula della polizza, sono state offerte ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio;
  3. che sia stato concesso al ricorrente il diritto di recesso dalla polizza, senza costi e senza riflessi sul costo del credito, per tutto il corso del finanziamento.

Circa il punto c), ovviamente, la facoltà di recesso del debitore/assicurato dal contratto di assicurazione non può essere garantita dalla banca, che non è la contraente; ma la banca/intermediario dovrebbe provare che, per tutta la durata del contratto di finanziamento, il presupposto della persistenza del collaterale contratto assicurativo non è determinante.

Il Collegio di coordinamento chiarisce inoltre che “Il valore probatorio di tali presunzioni appare ancor più rilevante non solo quando contraente e beneficiario della polizza assicurativa sia (qualora possibile) lo stesso intermediario finanziatore, ma anche quando a quest’ultimo sia attribuita una significativa remunerazione per il collocamento della polizza assicurativa e qualora si tratti di polizze collettive stipulate dall’intermediario finanziatore ex art. 1891 c.c. secondo lo schema del contratto ‘per conto di chi spetta’ ”.

In conclusione l’ABF ribadisce principi importanti che il mutuatario potrà far valere a sua tutela, a patto che provi le condizioni di connessione particolarmente elevate fra finanziamento e polizza, dimostrando le condizioni di fatto in cui si è trovato nel sottoscrivere la polizza e quindi che la richiesta non sia un mero espediente per annullare in pratica i costi del finanziamento.

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