Chi ha paura della Mifid2?

Uno scudo spaziale o una gabbia? Mentre si avvicina il momento in cui il nuovo corpus di regole chiamato Mifid2 entrerà in vigore, si infiamma il dibattito sul suo impatto sul mercato dei prodotti finanziari, dei consulenti, e degli investitori. Camera e Senato hanno dato via libera al governo per i decreti legislativi che trasformeranno la direttiva europea in tavole della legge anche in Italia, in tempo per lo sparo dello start che vale per tutti i paesi membri, il 3 gennaio 2018. Ma mentre dal mondo dei protagonisti della regolamentazione prevalgono le opinioni positive, da quello del mercato non mancano critiche. Gli uni e gli altri si sono confrontati nel corso del Seminario tenuto alla Luiss l'11 luglio per conto di Assonebb, Centro Arcelli e Minerva bancaria Editrice. Dove il commissario Consob Carmine Di Noia ha spiegato come le novità introdotte da questa seconda Mifid rendono obsoleto gran parte del nostro Tuf, il testo unico della finanza, tanto è pervasivo il loro impatto, ma in un quadro di maggiore trasparenza sia per chi produce che per chi compra i prodotti finanziari; Stefano Vincenzi di Mediobanca ha invece dato voce alle difficoltà di chi quei prodotti li deve consigliare e vendere, rispetto alle nuove responsabilità di cui si troverà gravato; perplessità rafforzata nella testimonianza di Patrizio Messina dello studio Orrick, da cui escono i prospetti di quei prodotti strutturati la cui destinazione al mercato dovrebbe, secondo la nuova Mifid, essere corredata da una previsione di “loss”, di perdita potenziale: esercizio quasi impossibile; mentre il responsabile della tutela del consumatore all'Antitrust, Giovanni Calabrò, ha ricordato ai sostenitori del rischio “ingessamento” legato alla Mifid2, che se c'è rispetto della regolazione, non c'è pericolo che ci sia offesa alla libertà del mercato. Pillole del dibattito, queste, che non possono esaurire la ricchezza delle argomentazioni. Abbiamo quindi deciso un approfondimento con tre dei protagonisti: Di Noia, Calabrò, e Guido Ferrarini, al cui libro sull'argomento era dedicato il seminario.

di P. P.

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