Paola Pilati

Direttore Responsabile di FCHub

Romana, laureata in lettere alla Sapienza di Roma, giornalista professionista, dopo una esperienza nel giornalismo parlamentare nel settimanale specializzato “Tribuna Politica” ha svolto la sua intera carriera nel Gruppo Editoriale L'Espresso. È stata assunta nel 1978 dal direttore Livio Zanetti al settimanale “L'Espresso”, nella redazione economia, della quale è diventata responsabile sotto la direzione di Claudio Rinaldi. Si è occupata di politica economica, sindacato, partecipazioni pubbliche, finanza, imprese. Oggi collabora con “L’Espresso”, con “Affari&Finanza”, il settimanale economico di “Repubblica”, e con “D”, il femminile del quotidiano.
FcHub è la sua nuova sfida professionale.

Articoli pubblicati su FCHub:

| 18-Feb-2018

«Nei prossimi dieci anni si prospetta una mole di investimenti in infrastrutture superiore a quella del periodo post-bellico. È per questo che l'Italia viene considerato, insieme alla Spagna, il paese più interessante su cui puntare». Luca Petroni, Presidente di Deloitte Financial Advisory, ha appena tirato le somme del survey condotto dal gruppo internazionale di consulting con il Casmef della Luiss, per raccogliere l'opinione degli operatori del settore in Europa, e incorona il nostro paese come nuova mecca per chi vuole investire denaro in strade, reti di trasporto ferroviario e metropolitano, energia, telecomunicazioni.

News | 27-Jan-2018

Austerity addio. Le promesse della campagna elettorale sono contrassegnate da una voglia pazza di chiudersi dietro le spalle l’epoca del rigore: ridurre la pressione fiscale con la flat tax, rivedere la legge Fornero, istituire il reddito di cittadinanza, tagliare le tasse universitarie, sono tutti modi per sciogliere le briglie alla spesa pubblica. L’idea di fondo che prende piede è che dare stimoli all’economia non sia a fondo perduto, ma “ritorni” indietro in termini di maggior reddito, maggiori consumi, maggiori introiti fiscali. Sulla bella illusione di dare addio al rigore, di spogliare il paese del corsetto della disciplina di bilancio che l’Europa dell’euro gli ha imposto a causa del debito pubblico mostre (peraltro con molte deroghe) i politici possono anche far finta di crederci e gli elettori cullarsi beati. Ma gli economisti? Che ne pensano gli economisti? In realtà la categoria, a parte coloro che hanno messo al servizio della politica la loro professione, resta piuttosto silente.

News | 27-Jan-2018

"Se l'Italia imbocca una politica prociclica, rischia la sua credibilità". Per Pietro Reichlin, docente di economia alla Luiss, il dibattito austerità/allentamento è quasi un nonsenso. "Finora dobbiamo ammettere che i vincoli europei non ci sono mai stati imposti davvero alla lettera, e che l'Europa ci ha concesso molta flessibilità. Ma ora che non siamo più in recessione, resta il problema che il nostro paese ha un passo di crescita insoddisfacente, che non ha più la dinamicità del passato, e i nostri partner temono il nostro disavanzo eccessivo. Se non imbocchiamo un sentiero di attivo anticiclico, per mettere fieno in cascina quando le cose andranno meglio, mettiamo anche a rischio il cammino di molti progetti europei, come la banking union".

News | 27-Jan-2018

Paolo Guerrieri, ordinario di economia alla Sapienza, senatore Pd, va diritto al punto: "Leviamoci dalla testa che ci siano scorciatoie: il debito va ridotto". Ma come si fa? Le vecchie ricette non sono così salde, e il fatto che nessuno avesse previsto la crisi e la sua gravità ha messo in difficoltà anche gli economisti. "È vero. Tutti i modelli macroeconomici avevano marginalizzato il settore finanziario che è stato origine della crisi, si considerava che quel settore, rispetto alla moneta e all'economia reale fosse secondario. Quando poi la crisi finanziaria si è trasformata in crisi economica e sociale, è stata spazzata via la fede nella capacità di autoregolazione dell'economia, e la riflessione è ripartita da zero con l'obiettivo di disegnare le soluzioni possibili e in quali condizioni si possono attuare. Ma non scordiamoci che poi è il policy maker che deve scegliere. Tra i tanti trade-off tra costi e benefici, spetta ad altri, non agli economisti, scegliere".

News | 27-Jan-2018

Enrico Giovannini, professore di statistica a Tor Vergata, è presidente dell'Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) e ha lanciato dal sito un appello ai partiti perché inseriscano nei loro programmi i dieci punti che garantiscano il rispetto dell'agenda Onu 2030 e degli impegni per mettere l'Italia sul sentiero della sostenibilità. Tematiche che sono anche nel suo nuovo libro "L'utopia sostenibile" (Laterza). "L'Europa sta per produrre un cambiamento profondo nel modo di produrre e consumare", esordisce Giovannini. "I motori di questo cambiamento si chiamano industria 4.0 ed economia circolare, uniti all'impegno solenne di ridurre le emissioni di Co2. Questa evoluzione, che coinvolge anche le imprese, richiede uno sforzo per creare infrastrutture moderne, prevede il lavoro collettivo di un sistema, non di un singolo paese, e include anche la formazione di un capitale umano adeguato. Con quali strumenti può avvenire? Poiché senza un forte aumento degli investimenti pubblici in investimenti moderni l'Europa rimarrà indietro rispetto alla Cina, occorre trovare un meccanismo per dare un segnale forte che sul quel futuro vogliamo scommettere".

News | 28-Dec-2017

Tempi duri per gli economisti aldilà dell'Atlantico. La riforma fiscale di Trump ha trasformato in un ring il lavoro di solito discreto di centri studi,
superstar della materia, think tanks di rango, abituati a toccarsi appena di fioretto. Sul tax bill, invece, botte da orbi.

Janet Yellen, in procinto di lasciare la poltrona alla Fed, nell'ultima riunione che ha decretato il rialzo di un quarto di punto dei tassi, ha previsto
una crescita del Pil del 2,5 percento nel 2018 e anche nel 2019, e un abbassamento del tasso di disoccupazione, ma non ha perso l’occasione per
bollare le nuove misure fiscali come uno stimolo alla crescita piuttosto debole, con effetti macroeconomici incerti nel tempo e nelle dimensioni.
Stop.

News | 08-Dec-2017

Le chiamano aziende “zombie”. Sono le aziende per cui è un problema costante affrontare la restituzione dei prestiti alle banche. In particolare vengono così catalogate le imprese che hanno almeno dieci anni di vita e i cui profitti per tre anni di seguito non sono riusciti a coprire gli interessi sui prestiti contratti. Quindi andrebbero profondamente ristrutturate, o messe fuori dal mercato. Sono loro, dice uno studio appena sfornato dall'Ocse, tra i grandi responsabili della bassa produttività di un paese. Anzi, dell'intera area Ocse, dove hanno mostrato negli ultimi anni una inaspettata capacità di sopravvivenza, e di resistenza al naturale avvicendamento con imprese più dinamiche e con tecnologie più moderne. Perché è successo?

News | 19-Nov-2017

I nove anni di crisi che abbiamo alle spalle hanno inciso profondamente sull'industria bancaria. Hanno rovesciato le sicurezze delle grandi cattedrali
del credito, hanno fatto emergere nuovi player, hanno obbligato i manager, stretti da nuove necessità, a riscrivere le regole del fare banca. I margini
dell'attività in declino, la nascita di sfidanti più leggeri e dinamici, e le attese di una clientela spesso sfiduciata e delusa, richiedono una forte
capacità di ricostruzione. Il mondo uscito dalla crisi pretende nuove garanzie dalle imprese bancarie, e non solo quelle sui requisiti di capitale
dettate dai regolatori di Francoforte o Bruxelles per mettere in sicurezza i bilanci: le sfide di oggi riguardano anche il modo di fare business e
di confrontarsi sul mercato.

News | 07-Oct-2017

La Borsa? È un investimento meno rischioso delle obbligazioni. I consiglieri più attendibili sugli investimenti? Meglio i colleghi dei professionisti del settore. Il consulente finanziario preferito? Quello che ti fa sentire importante (e non quello che ti protegge dagli errori), purché, naturalmente, non pretenda di essere pagato.

News | 24-Jul-2017

Un’ondata di ricorsi, e il record riguarda la cessione del quinto. Segno che l’Abf è un successo.
Ma dall’ultima Relazione annuale emerge anche che l’organizzazione così com’è fatica a smaltire le richieste. Per la metà infondate.

News | 15-Jul-2017

Uno scudo spaziale o una gabbia? Mentre si avvicina il momento in cui il nuovo corpus di regole chiamato Mifid2 entrerà in vigore, si infiamma il dibattito sul suo impatto sul mercato dei prodotti finanziari, dei consulenti, e degli investitori. Camera e Senato hanno dato via libera al governo per i decreti legislativi che trasformeranno la direttiva europea in tavole della legge anche in Italia, in tempo per lo sparo dello start che vale per tutti i paesi membri, il 3 gennaio 2018. Ma mentre dal mondo dei protagonisti della regolamentazione prevalgono le opinioni positive, da quello del mercato non mancano critiche. Gli uni e gli altri si sono confrontati nel corso del Seminario tenuto alla Luiss l'11 luglio per conto di Assonebb, Centro Arcelli e Minerva bancaria Editrice. Dove il commissario Consob Carmine Di Noia ha spiegato come le novità introdotte da questa seconda Mifid rendono obsoleto gran parte del nostro Tuf, il testo unico della finanza, tanto è pervasivo il loro impatto, ma in un quadro di maggiore trasparenza sia per chi produce che per chi compra i prodotti finanziari; Stefano Vincenzi di Mediobanca ha invece dato voce alle difficoltà di chi quei prodotti li deve consigliare e vendere, rispetto alle nuove responsabilità di cui si troverà gravato; perplessità rafforzata nella testimonianza di Patrizio Messina dello studio Orrick, da cui escono i prospetti di quei prodotti strutturati la cui destinazione al mercato dovrebbe, secondo la nuova Mifid, essere corredata da una previsione di “loss”, di perdita potenziale: esercizio quasi impossibile; mentre il responsabile della tutela del consumatore all'Antitrust, Giovanni Calabrò, ha ricordato ai sostenitori del rischio “ingessamento” legato alla Mifid2, che se c'è rispetto della regolazione, non c'è pericolo che ci sia offesa alla libertà del mercato. Pillole del dibattito, queste, che non possono esaurire la ricchezza delle argomentazioni. Abbiamo quindi deciso un approfondimento con tre dei protagonisti: Di Noia, Calabrò, e Guido Ferrarini, al cui libro sull'argomento era dedicato il seminario.

News | 09-Jul-2017

Non esistono problemi insolubili, spiega Sergio Barile, né in azienda né in altri “sistemi vitali” come il governo di un paese o la dinamica di una coppia. Ecco il metodo. Imparando anche qualcosa da un certo Cesare

News | 28-Jun-2017

La tutela del risparmio dei cittadini, sancita anche nella Costituzione, ha avuto molte cadute negli ultimi anni: è inciampata nei casi delle obbligazioni Cirio e Parmalat e nei bond argentini, per non parlare più di recente della crisi del Montepaschi e poi delle banche Etruria, Marche, Cariferrara e Carichieti. Oggi si aggiungono la Popolare di Vicenza e Veneto banca. Elenco parziale e casi con caratteristiche diverse, ma con lo stesso effetto: terremotare la fiducia nelle istituzioni poste a difesa degli investitori, indurre i risparmiatori a tenersi i soldi sotto il materasso. Anche se oggi il “bail in” viene scongiurato, e gran parte dei piccoli risparmiatori schermata da perdite disastrose, il clima è avvelenato. Un problema che chiama in causa innanzitutto l'industria della gestione del denaro e le authority di vigilanza, dalla Banca d'Italia alla Consob, additate con qualche ragione come corresponsabili se non altro per mancanza di tempestività.

News | 27-Jun-2017

Si chiama "25 per cento per tutti" ed è la prima proposta concreta di flat tax che non ammicca solo alle insofferenze dei contribuenti contro Roma ladrona, e che non aggira con disinvoltura i vincoli di spesa pubblica. Viene dall’Istituto Bruno Leoni ed è firmata dall’economista Nicola Rossi. Il quale, in sintesi, la spiega così sulle pagine del "Sole 24Ore" di oggi: «Una sola aliquota - pari al 25 % - per tutte le principali imposte del nostro sistema tributario (Irpef, Ires, Iva, sostituta sui redditi da attività finanziarie); abolizione dell’Irap e dell’Imu; introduzione di un trasferimento monetario - il “minimo vitale” - differenziato geograficamente, indipendente dalla condizione professionale dei singoli ma non incondizionato e contestuale abolizione della vigente congerie di prestazioni assistenziali; ridefinizione delle modalità di finanziamento di alcuni servizi pubblici (in particolare della sanità) mantenendo fermo il principio della gratuità dei servizi per la gran parte dei cittadini, ma imputandone ai soli cittadini più abbienti il costo (in termini assicurativi) e garantendo loro contestualmente il diritto di rivolgersi al mercato (opting out)». Poiché il tema della forte pressione fiscale in Italia è una delle cause che ne distorcono la crescita economica, Fchub lo approfondirà con una serie di commenti.

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