Paola Pilati

Direttore Responsabile di FCHub

Romana, laureata in lettere alla Sapienza di Roma, giornalista professionista, dopo una esperienza nel giornalismo parlamentare nel settimanale specializzato “Tribuna Politica” ha svolto la sua intera carriera nel Gruppo Editoriale L'Espresso. È stata assunta nel 1978 dal direttore Livio Zanetti al settimanale “L'Espresso”, nella redazione economia, della quale è diventata responsabile sotto la direzione di Claudio Rinaldi. Si è occupata di politica economica, sindacato, partecipazioni pubbliche, finanza, imprese. Oggi collabora con “L’Espresso”, con “Affari&Finanza”, il settimanale economico di “Repubblica”, e con “D”, il femminile del quotidiano.
FcHub è la sua nuova sfida professionale.

Articoli pubblicati su FCHub:

| 20-Jul-2018 | pdf

Gli immigrati rubano lavoro gli italiani? Il modo in cui il nuovo governo ha deciso di affrontare il fenomeno migranti riaccende sentimenti contrastanti nella società italiana. Chi è per l'accoglienza è accusato di buonismo o di atteggiamento radical-chic, chi è per il respingimento a muso duro passa per il difensore dei diritti dei nativi. Tra questi diritti il più sbandierato è quello al lavoro, insidiato dalla concorrenza dello straniero. Come ha spiegato Alberto Alesina sul “Corriere della Sera”, i nativi tendono psicologicamente a sovrastimare il problema dei migranti: per esempio, per ogni vero immigrato ne vedono tre. A riportare alle giuste proporzioni il fenomeno sul fronte del lavoro è stato da poco pubblicato uno studio basato su un giacimento di dati non ancora sfruttato ma di indubbia autenticità: gli archivi dell'Inps, che registrano l'universo dei lavoratori nel settore privato non agricolo, in un arco temporale che va dal 1995 al 2015. Vent'anni di storia dell'immigrazione attraverso le caratteristiche socio- demografiche dei lavoratori migranti, il loro ingresso nel mercato del lavoro, la loro mobilità sul territorio, e una stima sulle differenze salariali con gli italiani o meglio: come i salari degli italiani hanno reagito all'offerta di lavoro dei migranti. Su quest'ultimo punto l'analisi empirica dà un risultato che rovescia la vulgata, perché in realtà la concorrenza dei migranti ha un effetto positivo – anche se piccolo - sul livello della paga del nativo.

| 06-Jul-2018

Gli occupati crescono, ma le paghe restano al palo. Lo certifica l'Ocse, nel suo Employment Outlook 2018: nell'area c'è più gente con un lavoro di quanta ce ne fosse prima della crisi, e i livelli di disoccupazione sono quasi tornati a dieci anni fa. Anzi, in alcuni paesi europei, negli Usa e in Australia, l'offerta di lavoro rimane inevasa. Eppure la remunerazione del lavoro – calcolata in termini di livello nominale delle buste paga - non cresce. Come mai?

News | 03-Jul-2018

Lo scenario che condiziona le scelte finanziarie internazionali sta rapidamente cambiando. Il primo fattore di discontinuità è l'ormai imminente fine del QE: il bazooka di Mario Draghi verrà riposto nel fodero, ma non ancora conservato in soffitta visto che la ripresa sta rallentando, e la stessa inflazione, che sembra aver agganciato il 2 per cento, non ha una presa solidissima su quel livello.
Ad ogni modo, a cominciare da ottobre gli acquisti di titoli della Bce si dimezzeranno, per azzerarsi a dicembre mentre continuerano ad essere rinnovati i titoli in scadenza.

Regolazione | 27-Jun-2018 | pdf

Uomini contro robot. Una rete di 56 mila consulenti finanziari contro l’onda crescente del fintech e dei robot advisor, a difesa della propria identità professionale. È questo lo scenario in cui si è svolto l’appuntamento per la relazione annuale dell’Ocf, l’organismo a cui è affidata la tenuta dell’albo dei professionisti che offrono la propria expertise - sia in maniera autonoma sia organizzati in reti - per affiancare le scelte di investimento dei risparmiatori, ed anche la responsabilità della vigilanza sul settore. La presidente, Carla Bedogni Rabitti, ha illustrato le nuove sfide dell’organismo (vedi la relazione in allegato), dettate in primo luogo dall’evolversi della normativa europea e nazionale, ma indotte anche dall’evolversi della crisi finanziaria, che da un lato apre nuovi orizzonte tecnologici (il fintech appunto), dall’altro disegna un nuovo terreno di rapporti tra clienti e consulenti, tutto di ricostruire. Un rapporto fiduciario basato sulla trasparenza ha come presupposto l’affidabilità e la competenza: è per dare questa garanzia che diventa cruciale la nuova mission di Ocf, come spiega in questa intervista il vicepresidente Marco Tofanelli, delegato alla progettazione delle funzioni di vigilanza.

News | 30-May-2018

Non si era mai visto un governatore della Banca d'Italia così preoccupato e grave in viso, in questa che pure è la sua celebrazione annuale. Né mai sguardi così scoraggiati tra gli uomini del suo team, né un clima così pesante nel santuario dei “tecnocrati” dell'economia. Occorre forse tornare a quel 2011, l'annus horribilis della crisi del debito pubblico per via dello spread che passò da 173 a 528 punti, per rivivere la stessa drammaticità e il senso di un destino appeso al filo: quello che, se si spezzasse, potrebbe sprofondare il nostro paese nella fossa dei leoni della sfiducia. In cui i mercati ci farebbero a pezzi.

È per questo che le Considerazioni finali che Ignazio Visco ha letto all'assemblea annuale quest'anno hanno seguito un doppio binario. Il binario con cui ha dispensato i tre messaggi di fondo che hanno fatto come da trama, da pentagramma all'intera composizione, e in cui ha tracciato il percorso delle cose possibili: la conquistata ripresa, la nuova competitività, il ritorno dal debito. E poi un secondo binario. Quello dei pericoli ancora vivi, e delle insidie che le iniziative azzardate della politica populista e sovranista potrebbe creare. Se i due binari si dovessero intersecare, il deragliamento del paese sarebbe disastroso.

| 12-May-2018

«Ben presto i mercati finanziari come sono oggi non ci saranno più». «Il potere di mercato sarà sempre di più di chi può offrire servizi profilati, che sono lo strumento fondamentale del settore fintech». «Siamo alla vigila di una forte discontinuità nella produzione e distribuzione dei prodotti finanziari». Se qualcuno volesse prendere sottogamba l'impatto rivoluzionario delle nuove tecnologie informatiche e del big data nel mondo del credito, basterebbero queste tre frasi, pronunciate da protagonisti al massimo livello di quel mondo come il commissario Consob Paolo Ciocca, il presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella e il direttore generale della Banca d'Italia Salvatore Rossi, a far venire i brividi al banchiere più intrepido e al risparmiatore più evoluto. L'apocalisse annunciata vedrà infatti coinvolti sia l'industria bancaria che tutti coloro, dagli individui alle aziende, che con quell'industria hanno a che fare per proteggere il proprio denaro, per investirlo e per finanziare le proprie attività. La potenza distruttiva di fintech obbliga a riscrivere le regole di base di quel rapporto, e a far fronte a rischi mai immaginati, rispetto ai quali la bufera della crisi attraverso cui siamo appena passati sembrerà una passeggiata, e le forche caudine delle nuove regole di capitale imposte alle banche dal Financial stability board e da Basilea un gioco da ragazzi.

News | 23-Apr-2018

Reddito di inclusione o reddito di cittadinanza, Rei o Rec? Varato il primo dal governo uscente, lanciato il secondo nella campagna elettorale dei Cinque Stelle, l'aiuto pubblico a quella porzione crescente di cittadini che si trovano in difficoltà è l’intervento di welfare più agognato, quasi una panacea per la stabilità sociale. Per questo è diventato il terreno su cui forze politiche di diversa estrazione, ma in cerca di un’intesa, provano a trovare una ricetta comune. Ma la prima questione da risolvere, per renderlo accettabile in un paese dai seri problemi di spesa pubblica come il nostro, resta quella di architettare uno strumento che non si fermi alla pura assistenza, di non trasformare l'aiuto in un sussidio stabile e basta, senza produrre ricadute occupazionali.

Una soluzione per dribblare questo rischio, e anzi per allungare la gittata dell’intervento, l'ha proposta Mario La Torre, ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari alla Sapienza di Roma, che ne ha dato un primo abbozzo nel suo blog, Good in Finance. «Sia il Rei che il Rec si giustificano in ragione del fallimento delle politiche economiche pre e post crisi, che hanno creato un obbligo morale sulla classe politica di intervenire per ridurre la povertà e contrastare l'esclusione sociale», precisa. «Ma il Rei, per come è concepito, è un'occasione mancata, un sussidio che non stimola azioni proattive in termini di inclusione nel mondo del lavoro».

News | 26-Mar-2018

L'Arbitro per le controversie finanziarie, l'ultimo nato tra gli organismi di risoluzione stragiudiziale della micro conflittualità dei consumatori, ha compiuto un anno di vita e presenta oggi il suo primo bilancio di attività. Un anno che non ha lasciato tempo al rodaggio, ma ha messo da subito sotto stress la struttura nata sotto l'ala della Consob: «Fin dal primo giorno», dice il presidente Gianpaolo Barbuzzi, «siamo stati sommersi dai ricorsi».
Dal 9 gennaio 2017, giorno in cui si sono accesi i computer per ricevere i ricorsi online, si sono infatti riversati sul Collegio Acf (quattro membri oltre a Barbuzzi) i casi dolenti di 600 clienti i cui risparmi sono rimasti bruciati nel fallimento delle banche venete, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. E se il loro numero non ha continuato a crescere come una palla di neve è solo perché il 19 luglio, dopo il decreto legge per la liquidazione coatta delle banche venete, la Bce ha revocato alle stesse l'autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria. Cancellandole di fatto come interlocutori di una soluzione stragiudiziale. Le vittime dei bond al veleno delle banche fallite (oltre alle due venete anche le quattro – Etruria&C. - messe in risoluzione prima, più Mps), sono però molte di più, e ora a smaltire le loro richieste penserà l'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione, che è già al lavoro per esaminare un fiume di 1.900 casi.

News | 22-Mar-2018

In un mondo in cui tornano a dominare i Superpowers, e dove riconosciamo come tali gli Usa, la Russia e la Cina, in un rapporto di reciproca e crescente competizione, l'Europa si può considerare ancora una superpotenza? E che ruolo può giocare nel nuovo contesto?

Il tema è stato dibattuto al Bruegel Institute sulla base del Rapporto 2018 dell'Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale), che passa in rassegna le dinamiche politiche che oggi contrassegnano non solo le superpotenze ma tutte le aree più calde del mondo, dal Medio Oriente ai paesi del Golfo alla Korea. In questo nuovo disordine mondiale, con i regionalismi che prendono vigore insieme al tramonto della globalizzazione, con il contagio reciproco tra sovranismo e populismo, l'Europa appare in equilibrio instabile tra l'euroscetticismo di molti suoi cittadini e governi, la ferita della Brexit e della Catalogna, e la ripresa economica conclamata (anche se a macchia di leopardo). Un equilibrio assicurato finora dal governo delle banche centrali sull'economia, una certa stabilità dei prezzi, e la disoccupazione in calo. Il problema è appunto il fatto che la crescita dipende troppo dalle banche centrali: nel 2008, cioè all'inizio della crisi, la Bce aveva 1.500 miliardi di titoli nel suo bilancio, oggi ne ha 4.500, grazie all'attività di acquisti con cui ha dato ossigeno all'economia dell'Unione, ma la cosa non potrà durare ancora per molto.

News | 03-Mar-2018

Rischi sottostimati. Banche piccole svantaggiate rispetto alle grandi, che possono adottare strategie più rischiose e redditizie. Briglia lenta sulle attività finanziarie, sebbene siano portatrici di alti rischi potenziali, e correttivi molto blandi su quello che è stato l'innesco del contagio: lo shadow banking, entrato nei radar dei regolatori solo dopo lo scoppio della crisi dei mutui subprime americani e che ancora fa la parte del leone non solo nei mercati anglosassoni ma anche in paesi europei molto finanziarizzati come Lussemburgo, Irlanda, Malta e Olanda. È questo il succo dell'analisi che l'ultimo Rapporto Cer sulle banche fa dell'edificio di regole che il G20 ha costruito dopo lo scoppio della crisi. Concludendo che non è robusto, che è eccessivamente complesso e poco trasparente, che in definitiva non ci tutela affatto dall'incubo mai sopito che il terremoto che ha sconvolto il sistema bancario dieci anni fa si possa ripetere e trovaci di nuovo senza un riparo.

Ma come è possibile che tutto il lavorìo intorno ai buchi del sistema che regge la nostra economia, cioè il denaro, abbia dato un risultato tanto scarso? Le migliori menti del pianeta messe in campo, le procedure di consultazione per disegnare autostrade regolate laddove c'era la giungla della finanza più selvaggia, le direttive, le autority... tutto questo è stato solo un grande gioco con troppi compromessi, che non ha davvero ridotto i rischi, e neppure fatto crescere la capacità di prevederlo?

News | 18-Feb-2018

«Nei prossimi dieci anni si prospetta una mole di investimenti in infrastrutture superiore a quella del periodo post-bellico. È per questo che l'Italia viene considerato, insieme alla Spagna, il paese più interessante su cui puntare». Luca Petroni, Presidente di Deloitte Financial Advisory, ha appena tirato le somme del survey condotto dal gruppo internazionale di consulting con il Casmef della Luiss, per raccogliere l'opinione degli operatori del settore in Europa, e incorona il nostro paese come nuova mecca per chi vuole investire denaro in strade, reti di trasporto ferroviario e metropolitano, energia, telecomunicazioni. «La domanda della finanza c'è, l'Italia deve colmare il gap creato dai rinvii di spesa degli ultimi anni, e gli annunci fatti da Fs, Anas e altri soggetti, di una ripresa degli investimenti, solleva molte aspettative», dice. Il primo segnale che l'Italia è nel mirino dei fondi internazionali a caccia di rendimenti sicuri è stata l'offerta arrivata a Ntv, la compagnia di treni privati di Montezemolo e Della Valle, da parte di Global Investment Partners, fondo Usa. Offerta accettata. E viene seguito con attenzione il prossimo scorporo della rete telefonica che Tim ha appena deciso di realizzare, che potrebbe essere un altro boccone interessante. Come spiega nelle sue conclusioni il survey (in forma integrale in allegato), oggi la cosa più conveniente è investire in infrastrutture già esistenti, le cosiddette “brown field”, soprattutto se si tratta di infrastrutture di reti regolate con una remunerazione sicura, cash flow stabili e indicizzati all’inflazione, che permettono l’uso di una leva finanziaria elevata, tutti requisiti che le fanno essere più attraenti di una qualsiasi obbligazione. Lo ha capito già da qualche anno la RTR del fondo Uk di private equity Terra Firma, che ha comprato nel nostro paese campi di fotovoltaico per 300 Megawatt di potenza, e oggi ha la fila alla porta di chi vorrebbe subentrare.

News | 27-Jan-2018

Austerity addio. Le promesse della campagna elettorale sono contrassegnate da una voglia pazza di chiudersi dietro le spalle l’epoca del rigore: ridurre la pressione fiscale con la flat tax, rivedere la legge Fornero, istituire il reddito di cittadinanza, tagliare le tasse universitarie, sono tutti modi per sciogliere le briglie alla spesa pubblica. L’idea di fondo che prende piede è che dare stimoli all’economia non sia a fondo perduto, ma “ritorni” indietro in termini di maggior reddito, maggiori consumi, maggiori introiti fiscali. Sulla bella illusione di dare addio al rigore, di spogliare il paese del corsetto della disciplina di bilancio che l’Europa dell’euro gli ha imposto a causa del debito pubblico mostre (peraltro con molte deroghe) i politici possono anche far finta di crederci e gli elettori cullarsi beati. Ma gli economisti? Che ne pensano gli economisti? In realtà la categoria, a parte coloro che hanno messo al servizio della politica la loro professione, resta piuttosto silente.

News | 27-Jan-2018

"Se l'Italia imbocca una politica prociclica, rischia la sua credibilità". Per Pietro Reichlin, docente di economia alla Luiss, il dibattito austerità/allentamento è quasi un nonsenso. "Finora dobbiamo ammettere che i vincoli europei non ci sono mai stati imposti davvero alla lettera, e che l'Europa ci ha concesso molta flessibilità. Ma ora che non siamo più in recessione, resta il problema che il nostro paese ha un passo di crescita insoddisfacente, che non ha più la dinamicità del passato, e i nostri partner temono il nostro disavanzo eccessivo. Se non imbocchiamo un sentiero di attivo anticiclico, per mettere fieno in cascina quando le cose andranno meglio, mettiamo anche a rischio il cammino di molti progetti europei, come la banking union".

News | 27-Jan-2018

Paolo Guerrieri, ordinario di economia alla Sapienza, senatore Pd, va diritto al punto: "Leviamoci dalla testa che ci siano scorciatoie: il debito va ridotto". Ma come si fa? Le vecchie ricette non sono così salde, e il fatto che nessuno avesse previsto la crisi e la sua gravità ha messo in difficoltà anche gli economisti. "È vero. Tutti i modelli macroeconomici avevano marginalizzato il settore finanziario che è stato origine della crisi, si considerava che quel settore, rispetto alla moneta e all'economia reale fosse secondario. Quando poi la crisi finanziaria si è trasformata in crisi economica e sociale, è stata spazzata via la fede nella capacità di autoregolazione dell'economia, e la riflessione è ripartita da zero con l'obiettivo di disegnare le soluzioni possibili e in quali condizioni si possono attuare. Ma non scordiamoci che poi è il policy maker che deve scegliere. Tra i tanti trade-off tra costi e benefici, spetta ad altri, non agli economisti, scegliere".

News | 27-Jan-2018

Enrico Giovannini, professore di statistica a Tor Vergata, è presidente dell'Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) e ha lanciato dal sito un appello ai partiti perché inseriscano nei loro programmi i dieci punti che garantiscano il rispetto dell'agenda Onu 2030 e degli impegni per mettere l'Italia sul sentiero della sostenibilità. Tematiche che sono anche nel suo nuovo libro "L'utopia sostenibile" (Laterza). "L'Europa sta per produrre un cambiamento profondo nel modo di produrre e consumare", esordisce Giovannini. "I motori di questo cambiamento si chiamano industria 4.0 ed economia circolare, uniti all'impegno solenne di ridurre le emissioni di Co2. Questa evoluzione, che coinvolge anche le imprese, richiede uno sforzo per creare infrastrutture moderne, prevede il lavoro collettivo di un sistema, non di un singolo paese, e include anche la formazione di un capitale umano adeguato. Con quali strumenti può avvenire? Poiché senza un forte aumento degli investimenti pubblici in investimenti moderni l'Europa rimarrà indietro rispetto alla Cina, occorre trovare un meccanismo per dare un segnale forte che sul quel futuro vogliamo scommettere".

News | 28-Dec-2017

Tempi duri per gli economisti aldilà dell'Atlantico. La riforma fiscale di Trump ha trasformato in un ring il lavoro di solito discreto di centri studi, superstar della materia, think tanks di rango, abituati a toccarsi appena di fioretto. Sul tax bill, invece, botte da orbi.

Janet Yellen, in procinto di lasciare la poltrona alla Fed, nell'ultima riunione che ha decretato il rialzo di un quarto di punto dei tassi, ha previsto una crescita del Pil del 2,5 percento nel 2018 e anche nel 2019, e un abbassamento del tasso di disoccupazione, ma non ha perso l’occasione per bollare le nuove misure fiscali come uno stimolo alla crescita piuttosto debole, con effetti macroeconomici incerti nel tempo e nelle dimensioni. Stop.

News | 08-Dec-2017

Le chiamano aziende “zombie”. Sono le aziende per cui è un problema costante affrontare la restituzione dei prestiti alle banche. In particolare vengono così catalogate le imprese che hanno almeno dieci anni di vita e i cui profitti per tre anni di seguito non sono riusciti a coprire gli interessi sui prestiti contratti. Quindi andrebbero profondamente ristrutturate, o messe fuori dal mercato. Sono loro, dice uno studio appena sfornato dall'Ocse, tra i grandi responsabili della bassa produttività di un paese. Anzi, dell'intera area Ocse, dove hanno mostrato negli ultimi anni una inaspettata capacità di sopravvivenza, e di resistenza al naturale avvicendamento con imprese più dinamiche e con tecnologie più moderne. Perché è successo?

News | 19-Nov-2017

I nove anni di crisi che abbiamo alle spalle hanno inciso profondamente sull'industria bancaria. Hanno rovesciato le sicurezze delle grandi cattedrali
del credito, hanno fatto emergere nuovi player, hanno obbligato i manager, stretti da nuove necessità, a riscrivere le regole del fare banca. I margini
dell'attività in declino, la nascita di sfidanti più leggeri e dinamici, e le attese di una clientela spesso sfiduciata e delusa, richiedono una forte
capacità di ricostruzione. Il mondo uscito dalla crisi pretende nuove garanzie dalle imprese bancarie, e non solo quelle sui requisiti di capitale
dettate dai regolatori di Francoforte o Bruxelles per mettere in sicurezza i bilanci: le sfide di oggi riguardano anche il modo di fare business e
di confrontarsi sul mercato.

News | 07-Oct-2017

La Borsa? È un investimento meno rischioso delle obbligazioni. I consiglieri più attendibili sugli investimenti? Meglio i colleghi dei professionisti del settore. Il consulente finanziario preferito? Quello che ti fa sentire importante (e non quello che ti protegge dagli errori), purché, naturalmente, non pretenda di essere pagato.

News | 24-Jul-2017

Un’ondata di ricorsi, e il record riguarda la cessione del quinto. Segno che l’Abf è un successo.
Ma dall’ultima Relazione annuale emerge anche che l’organizzazione così com’è fatica a smaltire le richieste. Per la metà infondate.

News | 15-Jul-2017

Uno scudo spaziale o una gabbia? Mentre si avvicina il momento in cui il nuovo corpus di regole chiamato Mifid2 entrerà in vigore, si infiamma il dibattito sul suo impatto sul mercato dei prodotti finanziari, dei consulenti, e degli investitori. Camera e Senato hanno dato via libera al governo per i decreti legislativi che trasformeranno la direttiva europea in tavole della legge anche in Italia, in tempo per lo sparo dello start che vale per tutti i paesi membri, il 3 gennaio 2018. Ma mentre dal mondo dei protagonisti della regolamentazione prevalgono le opinioni positive, da quello del mercato non mancano critiche. Gli uni e gli altri si sono confrontati nel corso del Seminario tenuto alla Luiss l'11 luglio per conto di Assonebb, Centro Arcelli e Minerva bancaria Editrice. Dove il commissario Consob Carmine Di Noia ha spiegato come le novità introdotte da questa seconda Mifid rendono obsoleto gran parte del nostro Tuf, il testo unico della finanza, tanto è pervasivo il loro impatto, ma in un quadro di maggiore trasparenza sia per chi produce che per chi compra i prodotti finanziari; Stefano Vincenzi di Mediobanca ha invece dato voce alle difficoltà di chi quei prodotti li deve consigliare e vendere, rispetto alle nuove responsabilità di cui si troverà gravato; perplessità rafforzata nella testimonianza di Patrizio Messina dello studio Orrick, da cui escono i prospetti di quei prodotti strutturati la cui destinazione al mercato dovrebbe, secondo la nuova Mifid, essere corredata da una previsione di “loss”, di perdita potenziale: esercizio quasi impossibile; mentre il responsabile della tutela del consumatore all'Antitrust, Giovanni Calabrò, ha ricordato ai sostenitori del rischio “ingessamento” legato alla Mifid2, che se c'è rispetto della regolazione, non c'è pericolo che ci sia offesa alla libertà del mercato. Pillole del dibattito, queste, che non possono esaurire la ricchezza delle argomentazioni. Abbiamo quindi deciso un approfondimento con tre dei protagonisti: Di Noia, Calabrò, e Guido Ferrarini, al cui libro sull'argomento era dedicato il seminario.

News | 09-Jul-2017

Non esistono problemi insolubili, spiega Sergio Barile, né in azienda né in altri “sistemi vitali” come il governo di un paese o la dinamica di una coppia. Ecco il metodo. Imparando anche qualcosa da un certo Cesare

News | 28-Jun-2017

La tutela del risparmio dei cittadini, sancita anche nella Costituzione, ha avuto molte cadute negli ultimi anni: è inciampata nei casi delle obbligazioni Cirio e Parmalat e nei bond argentini, per non parlare più di recente della crisi del Montepaschi e poi delle banche Etruria, Marche, Cariferrara e Carichieti. Oggi si aggiungono la Popolare di Vicenza e Veneto banca. Elenco parziale e casi con caratteristiche diverse, ma con lo stesso effetto: terremotare la fiducia nelle istituzioni poste a difesa degli investitori, indurre i risparmiatori a tenersi i soldi sotto il materasso. Anche se oggi il “bail in” viene scongiurato, e gran parte dei piccoli risparmiatori schermata da perdite disastrose, il clima è avvelenato. Un problema che chiama in causa innanzitutto l'industria della gestione del denaro e le authority di vigilanza, dalla Banca d'Italia alla Consob, additate con qualche ragione come corresponsabili se non altro per mancanza di tempestività.

News | 27-Jun-2017

Si chiama "25 per cento per tutti" ed è la prima proposta concreta di flat tax che non ammicca solo alle insofferenze dei contribuenti contro Roma ladrona, e che non aggira con disinvoltura i vincoli di spesa pubblica. Viene dall’Istituto Bruno Leoni ed è firmata dall’economista Nicola Rossi. Il quale, in sintesi, la spiega così sulle pagine del "Sole 24Ore" di oggi: «Una sola aliquota - pari al 25 % - per tutte le principali imposte del nostro sistema tributario (Irpef, Ires, Iva, sostituta sui redditi da attività finanziarie); abolizione dell’Irap e dell’Imu; introduzione di un trasferimento monetario - il “minimo vitale” - differenziato geograficamente, indipendente dalla condizione professionale dei singoli ma non incondizionato e contestuale abolizione della vigente congerie di prestazioni assistenziali; ridefinizione delle modalità di finanziamento di alcuni servizi pubblici (in particolare della sanità) mantenendo fermo il principio della gratuità dei servizi per la gran parte dei cittadini, ma imputandone ai soli cittadini più abbienti il costo (in termini assicurativi) e garantendo loro contestualmente il diritto di rivolgersi al mercato (opting out)». Poiché il tema della forte pressione fiscale in Italia è una delle cause che ne distorcono la crescita economica, Fchub lo approfondirà con una serie di commenti.

I nostri Partner

Banca Profilo
Cnpadc
Deutsche Bank Asset Management
Eurovita
EY
Mercer2
Oasi

I più letti di giugno:

Raffaele Lener Orietta Nava Luigi Rizzi Maria Elena Salerno Lucia Frascarelli Alfonso Parziale Carloalberto Giusti Giovanni Parrillo

Siamo anche:

logo Rivista Bancaria logo Editrice Minerva Bancaria logo Collana MOA logo Economia Italiana