Raffaele Lener

Università degli Studi di Roma Tor Vergata

È professore ordinario nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tor Vergata, ove insegna Diritto commerciale, Diritto dei mercati finanziari e Diritto privato comparato dal 1998. È docente di Diritto commerciale presso la LUISS nel Dipartimento di Impresa e Management. Ha insegnato Diritto commerciale, Diritto bancario e Diritto privato comparato nelle Università di Perugia (1992/94) e Bari (1994/98).

Avvocato, iscritto all'albo di Roma da circa 30 anni e alla Law Society di Londra da circa 20. È partner dello studio legale Freshfields Bruckhaus Deringer dal 1998 e ne è stato managingpartner in Italia dal 2006 al 2010.

È autore di numerose pubblicazioni in tema di società e mercato finanziario, fra le quali si segnalano La “dematerializzazione” dei titoli azionari e il sistema Monte Titoli (1989), Le società di investimento a capitale variabile (1993), Forma contrattuale e tutela del contraente “non qualificato” nel mercato finanziario (1996), I contratti del mercato finanziario (2003 e 2011), Diritto del mercato finanziario. Saggi (2011), L’assemblea delle società per azioni (2012), Crisi dei mercati finanziari e corporate governance: poteri dei soci e tutela del risparmio (2014), Commentario del codice civile. Delle promesse unilaterali e dei titoli di credito (2015).

Co-fondatore dell’Associazione Disiano Preite, è co-autore del Rapporto sulla società aperta (1997) e del Diritto delle società (2004-2012). Condirettore della collana Diritto dell’Economia (Giappichelli).nComponente del Consiglio Direttivo dell’Associazione dei Docenti di Diritto dell’Economia (ADDE). Membro dell’Associazione Italiana di Diritto Comparato (AIDC) e dell’Association Henri Capitant.

Fa parte della direzione, del comitato scientifico o del comitato di redazione di diverse riviste, è membro del Legal Certainty Group, istituto della Commissione UE nel 2005.

È stato componente dell’ABF-Arbitro Bancario Finanziario presso la Banca d’Italia dalla costituzione nel 2009 al 2015. Dal 2016 è componente dell’ACF-Arbitro per le Controversie Finanziarie presso la Consob.

Articoli pubblicati su FCHub:

Regolazione | 02-Jul-2017 | pdf

Da più parti è stato sollevato il tema della competenza dell’ACF, come noto operativo da pochi mesi, in relazione a illeciti commessi da consulenti finanziari.
Non può negarsi come il tema sia delicato, a maggior ragione ove l’ACF sia chiamato a giudicare di fatti che possano avere anche rilievo penale, o addirittura riguardo ai quali già un procedimento penale sia pendente.
A differenza dell’ABF, vigilato da Bankitalia, la Consob ha deciso che nel caso del suo arbitro delle controversie finanziarie il suo giudizio possa camminare insieme con quello penale. Come evitare il rischio di un conflitto tra autorità giurisdizionale e ACF?

Regolazione | 25-Nov-2016 | pdf

Fra gli orrendi acronimi cui il legislatore comunitario ci sta abituando si sono prepotentemente inseriti, da qualche tempo, i PRIIPs.
Si tratta dei prodotti di investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati, di cui al regolamento comunitario n.1286 del 2014. Scopo del regolamento è creare un sistema di informazioni trasparenti e, per come possibile, semplici, destinato alla clientela comune, oggi chiamata “al dettaglio”.

Regolazione | 02-Mar-2016 | pdf

Il bail-in pone questioni di educazione finanziaria, di correttezza delle pratiche commerciali bancarie e di adeguata informazione della clientela cui i servizi – bancari o finanziari – sono offerti.
È necessaria una efficace e completa diffusione delle informazioni che vengono prima ancora dell’informativa precontrattuale che dovrebbe trovar spazio nella fase di formazione del contratto bancario o di investimento. Si tratta della comunicazione pubblicitaria di quei flussi di informazione che non si rivolgono al singolo risparmiatore ma al mercato nel complesso.
La questione attiene alla dialettica esistente – e non del tutto risolta – tra la disciplina della trasparenza contenuta nel t.u.b. (artt. 115 ss.) e quella delle pratiche commerciali scorrette nei rapporti tra imprenditori e consumatori (artt. 21 ss., d.lgs. 206/2005).
Ci troviamo in un sistema in cui i confini tra prodotti finanziari, bancari e assicurativi vanno sfumando, eppure sul piano dell'impostazione formale continuiamo a ragionare per comparti: servizi di investimento, credito ai consumatori, trasparenza bancaria, servizi di pagamento. Il legislatore dovrebbe, allora, cercare di far chiarezza.

Regolazione | 02-Feb-2016 | pdf

La direttiva sul risanamento e sulla risoluzione delle banche (BRRD) ha, fra l’altro, introdotto nel nostro ordinamento il nuovo istituto del bail-in.
E’ istituto talmente nuovo per il nostro ordinamento che il legislatore neppure ha provato a darne una traduzione italiana, lasciando l’oscuro nome inglese (si sono comportati in modo analogo, peraltro, molti dei legislatori europei).
Si tratta, come ben sappiamo, di uno degli strumenti a disposizione dell’Autorità per la gestione della risoluzione della banca in crisi, della quale si propone di ripristinare, per come possibile, l’equilibrio di bilancio, attraverso la svalutazione e/o la conversione in capitale delle passività.
L’istituto si pone, dunque, quale misura alternativa – se pur con i limiti che vedremo – al salvataggio delle banche con risorse pubbliche (bail-out), da ora in poi teoricamente non più possibile. Nel nuovo mondo, infatti, le perdite dell’azienda di credito sono destinate a gravare in primis su chi ha investito nel capitale di rischio (azionisti) e in secundis su chi la banca ha finanziato (creditori, gravati secondo un ordine affatto particolare previsto dalle norme comunitarie).
La scelta è compiuta, oramai, e davvero non ha senso cercare tardivamente di rimetterla in discussione, dimenticando che il nostro paese ha concorso all’approvazione della nuova disciplina.
Ciò detto, non possiamo però ignorare che il bail-in, per come è stato disegnato, pone delicati problemi di sistema ove inserito dall’alto nel nostro ordinamento, derivanti probabilmente da una formulazione affrettata delle norme, aggravata dall’uso di una terminologia tecnica non rigorosa, a volte divergente rispetto al significato tradizionalmente attribuito a determinati concetti (conversione, svalutazione, irregolarità, risoluzione …).
Nonostante l’istituto sia basato sul principio della depositors protection, la sua oscurità e “imprevedibilità” nella gestione da parte delle (diverse) autorità preposte può creare preoccupazione fra i depositanti e i creditori della banca. E ciò è assai pericoloso per un’impresa, come quella bancaria, che si basa proprio sul rapporto di fiducia con i clienti.

Regolazione | 22-Apr-2015 | pdf

Oltre agli strumenti finanziari partecipativi, la riforma del diritto societario ha previsto ulteriori strumenti, a contenuto parzialmente predeterminato, per il finanziamento non bancario alle imprese.
Si analizzano gli “strumenti finanziari, comunque denominati, che condizionano i tempi e l’entità del rimborso del capitale all’andamento economico della società”, contemplati dall’art. 2411, comma 3, c.c., e gli strumenti finanziari di “partecipazione all’affare”, che la società può emettere all’atto della deliberazione costitutiva di un patrimonio destinato, indicando “specificamente i diritti che attribuiscono”, previsti dall’art. 2447-ter, comma 1, lett. e.

Regolazione | 25-Mar-2015 | pdf

Gli strumenti finanziari di tipo partecipativo, che il diritto societario ha consentito di emettere alle s.p.a., faticano a partire. Tale difficoltà è ascrivibile, a ben vedere, alla genericità della norma che non rende agevole capire quali diritti possano essere attribuiti ai portatori di siffatti strumenti

Banche | 26-May-2014 | pdf

Il Parlamento ha definito nuove regole di governance per la Banca d'Italia. Con soluzioni ibride. Che non chiariscono se chi mette i capitali è socio a tutti gli effetti. Oppure ha solo una funzione di protezione dalle ingerenze della politica

Mercato Finanziario | 19-Apr-2014 | pdf

Introdotta da tempo dal legislatore, la professione resta arenata per la mancanza di un Organismo preposto e per le dispute inerenti la vigilanza. Viene da chiedersi se siano davvero necessarie queste nuove figure professionali. Certo, bisognerebbe almeno provare

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