La Fin Tech deve essere partner della banca retail, ma non la può sostituire

di Anna Omarini

La ricchezza della banca retail è sempre stata la stabilità dei suoi depositi; meno evidente, ma altrettanto rilevante, è la sua centralità nel sistema dei pagamenti. Negli anni recenti il contesto di mercato è profondamente mutato, tuttavia continua a valere la condizione per cui le radici della banca retail si manterranno salde se la fiducia dei risparmiatori e dei clienti riterranno la banca, la sua moneta e le sue capacità professionali autenticamente in grado di gestire gli interessi della domanda.

Mentre molte banche tornano a ripensare al proprio modello di business, nel mercato entrano nuovi competitori – Fintech – che offrono servizi human digital ovvero modelli distributivi misti (fisico/digitale). In questo contesto, accelerare la crescita vuol dire anche acquisire e stringere partnership con i nuovi entranti, in grado di portare competenze di processo e piattaforme tecnologiche.

Centinaia di startup sono dotate di capacità e finanziamenti tali da permettere loro di lavorare su varie alternative al modello della banca tradizionale. In questo modo, il cambiamento dei modelli di business si intreccia con l’ evoluzione dei sistemi finanziari che in alcuni paesi vedono il ridimensionamento dell’intermediazione bancaria. Tuttavia, al momento, ritengo sia ancora presto per dichiarare che stiamo assistendo a un cambiamento di paradigma.

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