L’educazione finanziaria serve a capire le trappole dei mercati. Ma solo se dà spazio ai meccanismi emotivi del comportamento umano

di Pier Luigi Fabrizi

La finanza comportamentale ha ormai una solida impalcatura teorica e il confronto con i dettami della teoria tradizionale è obbligato. Alle ipotesi della razionalità assoluta degli agenti economici e della perfezione dei mercati tipici dell’approccio ortodosso è utile affiancare quanto insegna la nuova disciplina in termini di regole euristiche e di influenza degli atteggiamenti psicologici sulle scelte degli operatori.

Un aspetto particolare è quello del collegamento con l’educazione in materia finanziaria. Gli interventi in argomento sono numerosi anche se al di fuori di un’organica strategia dell’autorità di governo. La necessità di una strategia del genere è fuori discussione e, al suo interno, si tratta di mettere mano ai contenuti degli interventi specifici.

Nel merito, è opportuno dare spazio ai temi della finanza comportamentale in modo da risolvere la contraddizione rappresentata dal fatto che gli aspetti psico-emotivi sono ritenuti sempre più rilevanti nelle scelte finanziarie, ma al contempo gli interventi di educazione in materia finanziaria li trascurano.

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