Il fallimento della politica monetaria e dei modelli di politica economica, PARTE I

di Paolo Mandarino

Il fallimento del Quantitative Easing promosso dalla BCE ha riaperto (sia a livello accademico, che politico) la disputa sull’incapacità delle organizzazioni sovranazionali di trovare soluzioni efficaci ai fenomeni deflazionistici, ponendo ombre sulle manovre monetarie “non convenzionali” e, in generale, sull’efficacia dei modelli econometrici in fasi del sistema caratterizzati da asimmetrie informative e di mercato.

A fianco dell’esperienza storica, che già poneva dubbi sui rigidi modelli sovrintendenti talune azioni di politica monetaria, alcune concezioni Keynesiane e della Scuola Austriaca si rivelano premonitrici del collasso della nostra economia, aprendo a spazi di approfondimento.

Accanto al decadimento del modello “monetaristico”, anche le politiche di austerità, unitamente ad una crescita forzata (in via maniacale ancorata al falso, oltre che di scarsissimo valore socio-economico, indice del Prodotto Interno Lordo), hanno dimostrato quanto le manovre meccaniche, di natura “riduzionista”, hanno condotto il sistema ad un collasso difficilmente controllabile, registrando in Europa una continua disoccupazione e minando le basi dei sistemi sociali in materia di istruzione, sanità e welfare.

Eppure anche Keynes poneva fede all’antica “Parabola dei ciechi e dell’elefante”, secondo cui, per comprendere le cause della grande crisi degli anni ’30, e giungere a soluzioni concrete ai colassi del sistema è necessario considerare, lo stesso sistema “nel suo complesso”, rigettando lo studio dei singoli processi che lo compongono: esattamente come il male di un individuo dovrebbe essere curato considerando il corpo umano come sistema armonico, non avulsa l’una parte dal resto.

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