Il cliente è a rischio default? Guida semplice per calcolarlo

di Vincenzo Vitale e Rosamaria Crescitelli

Le disposizioni emanate dai Regulators, anche a seguito dell'implementazione della Vigilanza Unica Europea (SSM), hanno posto le basi per una maggiore omogenietà e quindi per il rafforzamento del ruolo dei modelli di stima di tutti i parametri di rischio. Considerando che i fattori di conversione creditizia (CCF) giocano un ruolo importante nel computo della dotazione di capitale per chi adotta l'approccio avanzato basato sui rating interni (AIRB-A), lo stimolo alla implementazione di CCF stimati con modelli interni sta divenendo sempre più cogente (come anche sottolineato da Banca d’Italia nel convegno annuale ABI “Unione Bancaria e Basilea 3 – Risk & Supervision”, tenutosi a giugno 2017).
La definizione del metodo di stima dei CCF è in realtà questione tutt’altro che consolidata poiché sono ancora pochi i modelli effettivamente sviluppati e quindi rimane opaca l'interpretazione dei requisiti regolamentari. La complessità della stima deriva dalla difficoltà di catturare in formule matematiche l’essenza stessa della esposizione al momento del default (EaD) che - ancor più della probabilità di default (PD) e della perdita in caso di default (LGD) - rappresenta la sintesi del rapporto banca-cliente con riferimento sia a come il cliente decide di utilizzare le linee di credito in caso di necessità, sia alle azioni poste in essere dall'intermediario nel tentativo di rientrare dall'investimento in caso di difficoltà economica conclamata del cliente.
Per questi motivi, le Autorità di Vigilanza sono impegnate nella validazione dei modelli di stima dei CCF con l’onere di garantire un level playing field tra gli operatori anche a livello internazionale e sulla base di processi di assessment ormai maggiormente standardizzati.
Il lavoro si propone come una guida parsimoniosa e pragmatica dei principali requisiti regolamentari riferiti alla stima della Esposizione al Default trattati con riferimento anche ad aspetti metodologici, alla luce delle recenti linee guida emanate dalla Banca Centrale Europea a febbraio 2017.

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