Credito Cooperativo, una riforma tra opportunità e vincoli

di Francesco Cerri e Silvia Lilli

L’evoluzione del settore finanziario, ed il contestuale rafforzamento delle regole di Vigilanza bancaria, determinano per il Credito Cooperativo una serie di sfide, fondamentali per la stabilità e la competitività del settore.

 

In Italia, con la riforma delle Banche di Credito Cooperativo del 2016, ciascuna BCC vien vincolata ad aderire ad un Gruppo Bancario Cooperativo, sia tramite strumenti partecipativi che tramite la sottoscrizione di un Contratto di coesione. Quest’ultimo costituisce lo strumento primario per la direzione e coordinamento del Gruppo, veicolati dall’istituzione dell’Early Warning System e del Sistema delle Garanzie Incrociate, presidi volti al monitoraggio della rischiosità delle banche ed alla salvaguardia della solvibilità delle stesse.

L’unità del sistema garantisce una maggiore stabilità finanziaria delle Affiliate, che possono contare sulle possibilità offerte dalla costituzione di una Capogruppo in termini di liquidità ed accesso al mercato dei capitali, consentendo di aumentarne l’efficienza sia nell’operatività peculiare che nelle possibilità operative.

Le esigenze di indirizzo unitario e di linee di controllo dovranno necessariamente essere modulate rispetto alle caratteristiche delle affiliate al fine di preservarne la dimensione territoriale e l’autonomia.

La gestione dell’equilibrio tra maggiore complessità organizzativa e radicamento territoriale rappresenta la principale discriminante per il successo dei nuovi gruppi bancari cooperativi che dovranno puntare alla massimizzazione dei benefici derivanti dal consolidamento.

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