Cosa non si è fatto nelle crisi bancarie

di Marcello Luberti

Un’analisi retrospettiva della crisi bancaria italiana, che ha coinvolto direttamente il 16 per cento del mercato del credito e lambito pesantemente altre banche, che hanno dovuto far ricorso a forti ricapitalizzazioni (tra il 2011 e il 2017 sono stati richiesti al mercato 50 miliardi).

Le cause? Il sistema bancario italiano, sostiene l’autore, presentava già prima della crisi alcune fragilità, messe in risalto dalla recessione e dalle difficoltà del settore immobiliare. Inoltre, nella storia recessioni di questa portata hanno sempre prodotto fallimenti bancari. Ma, pur avendo evitato una crisi sistemica, le crisi bancarie italiane sono state originate non solo da cause congiunturali ma anche da cause strutturali (inadeguatezza degli assetti proprietari, governance distorte).

In sintesi, al momento dello scoppio della bolla dei sub-prime il sistema bancario italiano presentava una serie di fattori di instabilità. Come valutare allora l’azione della Vigilanza? Vale ricordare che l’azione della Vigilanza è efficace nel rilevare le scorrettezze degli amministratori ex-post, mentre l’azione preventiva è più difficile. Tuttavia una riflessione va fatta: si poteva prevedere per tempo l’effetto sistemico delle crescenti difficoltà di interi settori produttivi e di fallimenti di imprese sui bilanci delle banche? E oggi, l’introduzione della direttiva Brrd che offre nuovi strumenti di intervento precoce sulle crisi, è efficace in Italia?

Il fattore credito si è manifestato in maniera massiccia solo dopo l’introduzione del bail-in.

Le autorità hanno dovuto prendere atto del venir meno dello strumentario utilizzato in passato per trattare le banche in difficoltà (Fondo Tutela Depositi, Decreto Sindona, aggregazioni tra aziende, rivelatesi impraticabili in tempi di recessione). Il bail-in ha evidenziato alcuni difetti come strumento di gestione delle crisi; se non integrato con uso pragmatico di fiscal backstop non mette al riparo da effetti sistemici di contagio.

In realtà l’efficacia del nuovo sistema richiede una serie di pre-requisiti che, come abbiamo visto, le autorità di controllo hanno difficoltà a realizzare, quali la rapida ricostituzione della fiducia nel mercato, un’accurata valutazione delle perdite delle banche in difficoltà, una ristrutturazione efficace dell’operatività delle banche poste in resolution per evitare altri “giri” di bail-in.

I meccanismi della Brrd rischiano però di amplificare la dimensione sistemica del contagio in un contesto di gestione allarmistica delle informazioni. E poiché per dare sicurezza sull’affidabilità di un sistema creditizio non si può che fare ricorso a una garanzia pubblica, la Direttiva ha diminuito i gradi di libertà nella gestione delle crisi, e presenta una farraginosità di applicazione che configge con l’esigenza di trattare tempestivamente le crisi.

Il testo è tratto dall'articolo pubblicato su:
vai all'articolo acquista il fascicolo

I nostri Partner

Banca Profilo
Cnpdac
Deutsche Bank Asset Management
Eurovita
EY
Mercer
Oasi

I più letti

Contenuti

  • Editoriali
  • Articoli
  • Problemi & Analisi
  • Documenti
  • Papers
  • News
  • Eventi
  • ABF

Siamo anche: