Franco Cavallari
Politica Economica | 08-Jul-2016 | pdf

Da qualche tempo il Governo annuncia per il 2017 un alleggerimento delle imposte attraverso una modifica delle aliquote IRPEF, riproponendo una questione che periodicamente appare e scompare nella vita politica italiana. Il cambiamento nella scala della progressività di questa imposta, secondo le intenzioni dell'Esecutivo, dovrebbe alleggerire il peso fiscale del ceto medio, la classe sociale che più ha subito un consistente down-grading a causa della crisi. In proposito, ha trovato spazio sui “media” la proposta, non si sa quanto ufficiale, di rispolverare l'impostazione del vecchio progetto di due aliquote, elaborato dalla Casa della Libertà in occasione della campagna elettorale del 2001.

Silvano Carletti
Banche | 25-Jun-2016 | pdf

Malgrado gli straordinari interventi di politica monetaria, la dinamica economica si conferma insoddisfacente, a livello mondiale ma ancor più nell’area europea
Le possibili cause di questo andamento sono molteplici. Tra esse, molta attenzione viene dedicata a quella che fa riferimento al funzionamento del circuito finanziario, e in particolare alle difficoltà delle banche di significativa dimensione.
Esiste certamente una interazione tra insoddisfacente condizione delle banche e debole congiuntura economica, un circuito causa-effetto che sembrerebbe agire in entrambe le direzioni. Inoltre, sia nell’ambito macroeconomico che in quello bancario esistono nodi strutturali il cui superamento si sta dimostrando più difficile di quanto inizialmente pronosticato.
Due altri importanti punti fermi possono considerarsi acquisiti. In primo luogo, le difficoltà tanto di carattere economico quanto di natura bancaria sono di respiro globale ma la loro intensità risulta ampiamente maggiore nel caso europeo. In secondo luogo, nell’ambito bancario, esiste una specificità problematica che riguarda le banche di maggiori dimensione, un aspetto cui non è evidentemente estranea l’ampia riscrittura della regolamentazione internazionale avvenuta dopo lo scoppio della crisi del 2008-09.

Filippo Fiordiponti
Regolazione | 23-Jun-2016 | pdf

La legge di conversione del D.L. n. 18/2016 di riforma delle banche di credito cooperativo (BCC) stabilisce che l’esercizio dell’attività bancaria in forma di banca di credito cooperativo sarà consentito solo alle BCC appartenenti ad un gruppo bancario cooperativo, un nuovo soggetto connotato da caratteri specifici: il connesso meccanismo di garanzia solidale, che ha l’effetto di costruire un’unica area di responsabilità patrimoniale, l’assetto proprietario della capogruppo e la proporzione dei poteri ad essa attribuiti e, soprattutto, l’obbligo di adesione, che sottrae la scelta all’autonomia privata, trasformandola in requisito per l’accesso all’attività creditizia. L’alternativa che si pone per le banche del settore è tra conservare l’attuale struttura e aderire ovvero abbandonarla, optando per le soluzioni consentite, che però, tutte, presuppongono l’uscita dal mondo della cooperazione di credito.
Sotto il profilo dimensionale, è indicato un livello minimo di patrimonio netto per la capogruppo pari ad un miliardo. Il vincolo della partecipazione maggioritaria al capitale in favore delle BCC aderenti, previsto all’art. 37bis, c. 1, sub a), tub, le porta ad acquisire, nel loro insieme, la maggioranza dei voti in assemblea. Situazione che esprime una proprietà diffusa nella pluralità delle banche controllate ed incorpora l’obiettivo di indirizzare buona parte dei suoi risultati verso le finalità mutualistiche, che presiedono alla funzione creditizia nell’interpretazione cooperativa. Lo scopo, che caratterizza l’attività cooperativa, continua ad indirizzare le politiche di gestione delle banche aderenti e, per effetto del richiamo contenuto al comma 3, sub b), art. 37bis, tub, ad informare la costruzione del gruppo stesso, vincolando la determinazione dei poteri della capogruppo, a prescindere dall’equilibrio partecipativo, che si è descritto. Quel vincolo maggioritario si riflette invece sulle prerogative dell’assemblea e sull’esercizio dei diritti, che competono al socio, tra i quali, la nomina degli amministratori.
Al contempo viene demandata all’autonomia statutaria la determinazione, necessaria, di un tetto di azioni con diritto di voto, detenibili da ciascun socio. É al contratto di coesione che il legislatore demanda la costruzione dei modi di esercizio del controllo. Attraverso lo strumento negoziale si definisce il rapporto tra capogruppo e controllate, informato al «rispetto delle finalità mutualistiche».
La riforma ha modificato le previsioni contenute agli artt. 36 e 150bis, tub ed inserito una disposizione di carattere derogatorio all’art. 2, c. 3bis e ss. del decreto, per indirizzare i possibili percorsi di mutazione della veste societaria esclusivamente verso la società per azioni e confermare al contempo l’applicabilità degli obblighi di devoluzione del patrimonio effettivo.

Massimo Paolo Gentili
Regolazione | 16-Jun-2016 | pdf

London is the European financial centre, where a number of professionals and service providers can help startups to enter the financial arena. The financial sector has developed and flourished due to the rigorous and pro-active supervisory approach of the Financial Conduct Authority (FCA) and the Prudential Regulation Authority (PRA). Among the different types of legal structures that firms can adopt to conduct regulated activities there is the “Appointed Representative” (AR), that permits flexibility, allows to control the initial costs and is therefore a very appealing operating model for smaller firms starting their operations in London.

Greta Caterina Carriero
Regolazione | 09-Jun-2016 | pdf

Il crowdfunding consiste in una attività finanziaria che nasce all’interno del sistema statunitense e che, nel tempo, si è gradualmente affermata anche in Italia come sistema alternativo di raccolta del risparmio da parte di soggetti diversi dalle banche. Il termine crowdfunding fa riferimento ad un processo di finanziamento (funding) di “massa” realizzato da investitori (crowd) attraverso piattaforme online. La fattispecie si articola in numerosi segmenti a seconda del tipo di rapporto che, in forza dell’autonomia privata negoziale, si costituisce tra il finanziatore e il beneficiario del finanziamento. Il principale assetto strutturale è quello del c.d. sistema di equity-based crowdfunding che, disciplinato dal Decreto Legge n. 179/2012, convertito, con modifiche, nella Legge n. 221/2012, e dalla CONSOB, prevede un finanziamento sotto forma di capitale di rischio al fine di ottenere delle quote di partecipazione nella società.

Andrea Vianelli, Ugo Vigna
Regolazione | 26-May-2016 | pdf

L’introduzione di una apposita disciplina normativa nel panorama legislativo comunitario volta a regolare le operazioni di fusione transfrontaliera ha rappresentato un fondamentale e necessario passo in avanti per lo sviluppo del mercato unico europeo, accrescendone la sua competitività a livello globale. Invero, una regolamentazione precisa e puntuale di siffatte complesse operazioni, effettuate, il più delle volte, al fine di realizzare al contempo sia una riorganizzazione aziendale sia il trasferimento della sede sociale in altro Paese membro, con conseguente mutamento della legge applicabile, ha consentito di trasporre legislativamente alcuni dei principi in materia già propugnati a livello giurisprudenziale. In tal senso, può dirsi che l’introduzione di una tale normativa dedicata si inserisce nel più ampio quadro della libertà di stabilimento riconosciuta alle società nell’Unione Europea e ne costituisce, quindi, una delle modalità di attuazione.
La libertà di stabilimento, ad ogni modo, non deve ritenersi esaurita né nella possibilità di aprire agenzie, succursali o filiali in altro Stato Membro (c.d. libertà di stabilimento secondaria) né nel libero accesso alle attività autonome e al loro esercizio e nella costituzione e gestione di imprese in altro Stato membro (c.d. libertà di stabilimento primaria) ma, come espressamente affermato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (di seguito anche “CGUE”) nella sentenza SEVIC, deve estendersi, altresì, al riconoscimento di operazioni di fusione transfrontaliera.

Giorgio Di Giorgio
Politica Economica | 17-May-2016 | pdf

Gli episodi di inflazione e di stagflazione che seguirono gli anni ‘70, le rivendicazioni salariali e gli shocks petroliferi, indussero in molti paesi la convinzione che fosse meglio separare la gestione della politica monetaria da quella fiscale, attribuendo alla prima il controllo dell’inflazione e alla seconda la responsabilità di stabilizzare il ciclo economico e di gestire al meglio il debito pubblico.
Oggi, alla luce di quanto successo in Giappone e negli Stati Uniti, ci si chiede se la politica monetaria da sola possa far ripartire in modo stabile la crescita o se, piuttosto, non debba essere accompagnata da una robusta riduzione permanente delle imposte (data l’elevata pressione fiscale media nell’eurozona). È ormai chiaro che o ci muoviamo verso un completamento fiscale (e finalmente politico) dell’eurozona, oppure il futuro vedrà ridursi (e di molto) l’area in cui gli euro continueranno a circolare ed avere corso legale.

Carloalberto Giusti
Regolazione | 04-May-2016 | pdf

La disciplina della responsabilità degli amministratori nelle società di capitali ha subito, negli ultimi dieci anni, profondi cambiamenti che hanno alimentato, sia in dottrina sia in giurisprudenza, un deciso dibattito.
In particolare, tra le novità di maggiore rilievo è necessario evidenziare come (i) la rimodulazione del criterio di diligenza degli amministratori, nell’esercizio delle loro funzioni, abbia evitato un’oggettivizzazione della disciplina; (ii) sia stata garantita una più energica e diffusa tutela degli azionisti di minoranza tramite la previsione di cui all’art. 2393 bis c.c.; (iii) siano state disciplinate espressamente, nelle s.r.l., le varie azioni di responsabilità salvo quella esercitabile dai creditori sociali, con il conseguente dibattito seguito in dottrina in merito all’ammissibilità di tale azione.

Giuseppe Leonardo Carriero
Regolazione | 25-Apr-2016 | pdf

Con la direttiva 2009/138/Ce in materia di accesso ed esercizio dell’attività di assicurazione e riassicurazione e il novellato art. 3 del codice delle assicurazioni private (rubricato alle finalità della vigilanza) portato dal d. lgs. 12 maggio 2015, n. 74 di attuazione della succitata direttiva, il legislatore, attraverso il capovolgimento della gerarchia dei valori oggetto di tutela, definisce un regime di protezione dell’assicurato – consumatore più avanzato rispetto alle omologhe disposizioni che tuttora regolano le finalità della vigilanza sul mercato bancario e su quello mobiliare. L’art.3 infatti prescrive che obiettivo primario della vigilanza è quello di garantire l’adeguata protezione degli assicurati e degli aventi diritto alle prestazioni assicurative. A tal fine, l’Ivass persegue la sana e prudente gestione delle imprese di assicurazione e riassicurazione, nonché, unitamente alla Consob, ciascuna secondo le rispettive competenze, la loro trasparenza e correttezza nei confronti della clientela.
La stabilità del sistema e dei mercati finanziari diventa, per la vigilanza, obiettivo subordinato al precedente e la trasparenza diviene “sostanziale”. Non evoca più solo informazione e correttezza nelle relazioni tra intermediari e clienti, ma anche (e soprattutto) adeguatezza delle comunicazioni alle caratteristiche dei servizi e della clientela.

Alfonso Parziale
Regolazione | 25-Apr-2016 | pdf

C’è un paragrafo del Testo Unico Bancario sul quale si consuma da alcuni anni una battaglia politica e (forse) ideologica: si tratta, come noto, del comma 2 dell’articolo 120, in materia di “anatocismo bancario”.
Sino a pochi anni fa, la materia aveva vissuto una “salutare” dialettica tra aule di Tribunale e Legislatore, fatta di azioni e reazioni e risposte puntuali ai problemi sorti nella prassi. Alcuni famosi arresti della Corte di Cassazione del 1999 avevano ritenuto illegittimo l’anatocismo nei rapporti bancari; così, il Legislatore provvide a legittimare questo tipo di operazioni attraverso l’introduzione del comma 2 all’articolo 120 e con l’emanazione di una famosa delibera del CICR del 2000. Vi era stata poi una famosa norma “salva banche” sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale e ritenuta, come si ricorderà, viziata per eccesso di delega. A un certo punto, però, si è assistito ad una accelerazione della produzione legislativa che, con moto ondivago, ha prodotto alcune norme differenti nello stile e contraddittorie nel significato.

Franco Cavallari
Politica Economica | 20-Apr-2016 | pdf

Le cause della grande crisi del nostro secolo sono state oggetto di molteplici analisi da parte della stampa e della letteratura economica. Ma l'opinione pubblica e la politica, così come la cultura economica dominante e l'establishment finanziario, non sembrano aver focalizzato le sue scaturigini. Vale a dire l'idea, avanzata da autorevoli economisti (J.E.Stiglitz, P Krugman, E Saez), secondo i quali la causa fondamentale delle crisi epocali risiede principalmente nell'eccessiva diseguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza.
In particolare, le grandi ondate di lungo periodo nel livello delle diseguaglianze sorte negli ultimi 100-150 anni, conclusesi con crisi economiche epocali, hanno accentuato drammaticamente l'influenza negativa sulla crescita mondiale da parte dell'andamento economico degli Stati Uniti.
Ai fini della genesi delle grandi crisi, le disparità di reddito endogene alle altre economie (che pur hanno grande valenza in materia di efficienza economica e nel disegno del loro sentiero di ripresa) esercitano un'influenza recessiva di intensità trascurabile. In effetti, il “contagio” proveniente d'oltre oceano nei periodi legati alle grandi crisi, ha una travolgente prevalenza. Conseguentemente, il presente lavoro attribuisce particolare risalto all'andamento della distribuzione dei redditi negli USA, lasciando in penombra le diseguaglianze endogene in Italia e negli altri Paesi europei.

Matteo Ghisalberti
Regolazione | 13-Apr-2016 | pdf

La vendita di polizze assicurative abbinate alla concessione di un finanziamento da parte delle banche e, in generale, degli intermediari finanziari ha suscitato negli ultimi anni l’interesse crescente del legislatore, delle Autorità preposte alla vigilanza di settore nonché delle principali associazioni di categoria.
Non sono, tuttavia, poche le problematiche connesse alla vendita combinata (tie-in) di servizi assicurativi e finanziari, atteso che una simile offerta non necessariamente si rivolge al cliente nell’ottica di soddisfare i suoi reali bisogni, assolvendo spesso alla sola funzione di consentire all’intermediario di acquisire una (ulteriore) garanzia indiretta del proprio credito.

Silvano Carletti
Politica Economica | 11-Apr-2016 | pdf

La violenta tempesta economico-finanziaria che per circa sei anni ha investito il nostro Paese ha provocato l’espulsione dal circuito produttivo (fallimento, procedura concorsuale non fallimentare, liquidazione volontaria) di circa un quinto delle PMI attive nel 2007. A quelle che sono riuscite ad attraversare un periodo così difficile il contesto attuale (graduale miglioramento della congiuntura economica e condizioni finanziarie particolarmente accomodanti) offre l’opportunità per attenuare la fragilità finanziaria evidenziatasi durante gli anni della crisi.
Nel prossimo futuro la dialettica competitiva tra canale bancario e mercato dei titoli dipenderà in misura non secondaria anche dalle ricadute delle decisioni assunte dalla Bce il 10 marzo scorso.
Novità si scorgono sia sul versante della dotazione patrimoniale, sia per quanto riguarda il profilo dell’indebitamento. Nel complesso, però, la dimensione del problema sembra poco mutata.

Giuseppe Leonardo Carriero
Regolazione | 11-Apr-2016 | pdf

La pratica del bail-in esclude, oltre ai depositi fino a 100 mila euro, le passività garantite; i beni di proprietà di terzi (cassette di sicurezza o titoli rubricati in conti della clientela); le passività interbancarie e di pagamento con durata inferiore a 7 giorni; i debiti verso i dipendenti. Occorre però osservare che senso comune e percezione ampiamente diffusa tra i consociati vogliono che il denaro depositato appartenga (continui ad appartenere) non alla banca depositaria ma al depositante, in ragione della prevalente funzione di custodia che connota l’accordo. Se allora il discrimine rispetto a talune delle passività escluse dal bail- in risiede nella riconduzione delle stesse a diritti proprietari (si pensi alla detenzione di beni della clientela depositati in cassette di sicurezza, ai titoli e strumenti finanziari detenuti in conti della clientela etc.), diviene difficile comprendere (anche alla luce dell’art. 47 Cost.) la ragione del sacrificio dei depositi in passività monetarie superiori ai cento mila euro, in ragione della possibile disparità di trattamento tra creditori.
In particolare, se la procedura di risoluzione non mira alla definitiva estinzione dell’impresa, dovendo invece provvedere al suo risanamento ovvero al trasferimento delle relative attività e passività (con o senza un ente – ponte) a un soggetto terzo, il credito alla restituzione (che non si converte in credito nei confronti della massa) viene irragionevolmente escluso (diversamente da altri diritti) nei confronti della società cessionaria dei relativi rapporti. Cosa, quest’ultima, totalmente diversa da ipotesi similari ricorrenti nel nostro (e in altri) ordinamento (i) (fusioni, scissioni, cessioni di rami d’azienda etc.).

Christopher O’Malley
Banche | 23-Mar-2016 | pdf

I comportamenti dei consumatori sono stati rivoluzionati dal rapido avanzamento della tecnologia e gli istituti finanziari si sono rapidamente trasformati per tenere il passo con questa evoluzione.
Dall’internet banking ai pagamenti tramite mobile, i modi in cui vengono forniti e usufruiti i servizi bancari guidano l'innovazione digitale.
Secondo KPMG, il mobile è già il canale bancario principale per la maggior parte delle banche dal punto di vista del volume delle transazioni e "il mobile banking si è evoluto da un semplice approccio reattivo, con servizi basati su SMS, verso offerte personalizzate di fascia alta, come i dispositivi wearable e le app biometriche”.
Come si traduce questo profondo cambiamento nell’infrastruttura IT, è possibile conciliare l’agilità che oggi il mercato richiede con la sicurezza e l’affidabilità?

Daniela Sciullo
Regolazione | 14-Mar-2016 | pdf

All’esito di un doppio turno di consultazione con il mercato, con delibera n. 19520 del 24 febbraio 2016, la Consob ha approvato incisive modifiche al Regolamento n. 18592/2013 sulla raccolta di capitali di rischio tramite portali on-line. Le innovazioni sono molteplici, a partire dalla revisione della stessa terminologia tecnica.

Raffaele Lener
Regolazione | 02-Mar-2016 | pdf

Il bail-in pone questioni di educazione finanziaria, di correttezza delle pratiche commerciali bancarie e di adeguata informazione della clientela cui i servizi – bancari o finanziari – sono offerti.
È necessaria una efficace e completa diffusione delle informazioni che vengono prima ancora dell’informativa precontrattuale che dovrebbe trovar spazio nella fase di formazione del contratto bancario o di investimento. Si tratta della comunicazione pubblicitaria di quei flussi di informazione che non si rivolgono al singolo risparmiatore ma al mercato nel complesso.
La questione attiene alla dialettica esistente – e non del tutto risolta – tra la disciplina della trasparenza contenuta nel t.u.b. (artt. 115 ss.) e quella delle pratiche commerciali scorrette nei rapporti tra imprenditori e consumatori (artt. 21 ss., d.lgs. 206/2005).
Ci troviamo in un sistema in cui i confini tra prodotti finanziari, bancari e assicurativi vanno sfumando, eppure sul piano dell'impostazione formale continuiamo a ragionare per comparti: servizi di investimento, credito ai consumatori, trasparenza bancaria, servizi di pagamento. Il legislatore dovrebbe, allora, cercare di far chiarezza.

Giuseppe Maria Pignataro
Politica Economica | 28-Feb-2016 | pdf

Per cercare di comprendere il futuro andamento dell’economia a seguito dell’intensa turbolenza finanziaria globale con cui si è aperto il 2016, occorre interrogarsi su alcune questioni: le cause che hanno portato al crollo dei mercati; il futuro andamento dell’economia cinese; l’evoluzione del prezzo del petrolio; la capacità delle banche centrali delle economie avanzate di riuscire a contrastare le spinte deflazionistiche indotte dai problemi della Cina e dei paesi emergenti, dalle tensioni geopolitiche e dall’andamento dei prezzi delle materie prime; le ripercussioni della eventuale persistente debolezza dei mercati azionari ed obbligazionari su consumi e investimenti; l’effettivo stato di salute del sistema bancario mondiale; la minaccia di esplosione dello spettro di Grexit, con un paese tornato nuovamente in recessione e con un debito sempre più insostenibile.

Alfonso Parziale Federico Stoppello
Regolazione | 17-Feb-2016 | pdf

Il Legislatore ha di nuovo messo mano al Testo Unico della Finanza, un articolato ormai in perpetua mutazione. Questa volta, però, il risultato sembra in linea con le aspettative degli operatori e apporta chiarimenti sostanziali per favorire l’afflusso di risorse – in forma di capitale di debito – verso il nostro Paese. Una riforma che sembra andare nella direzione più opportuna, nonostante scelte sistematiche che appaiono non sempre impeccabili...

Filippo Fiordiponti
Regolazione | 09-Feb-2016 | pdf

Il c.d. salvabanche ha segnato la prima attuazione in Italia degli strumenti di risoluzione delle crisi bancarie, preoccupandosi però di evitare l’applicabilità del bail in. Si è realizzato così il concorso nell’assorbimento delle perdite delle banche sottoposte a risoluzione, da parte di azionisti e creditori, limitando il potere discrezionale della Banca d’Italia, in veste di Autorità di risoluzione, nella valutazione di appropriatezza e adeguatezza delle misure da adottare. Le quattro banche interessate, gli azionisti e i creditori hanno ottenuto in tal modo un trattamento, che non appare replicabile in futuro per casi analoghi. Una scelta condizionata dalla diversa interpretazione attribuita al ruolo dei sistemi di garanzia e che, oltre a costituire un precedente dedicato a specifica fattispecie, si espone al rischio di una determinazione del sacrificio dei diritti individuali, senza il pieno esercizio delle attività valutative poste a presidio del più adeguato equilibrio del concorso tra pubblico e privato nella copertura delle perdite, conducendo ad una conseguente individuazione delle categorie di creditori da coinvolgere e della misura del ricorso al Fondo di risoluzione.

Giuseppe Leonardo Carriero
Banche | 05-Feb-2016 | pdf

La recente riforma delle banche popolari ha favorito un radicale ripensamento sulle politiche aziendali, sulle prospettive di crescita e sulle dimensioni grazie alle maggiori libertà di scelta del tipo societario più adeguato alle concrete esigenze dei soci e, nel caso di mantenimento della vigente struttura, attraverso maggiori efficienze in ordine alla possibilità degli azionisti di svolgere un più accurato scrutinio sull’operato del management.