Simone Foti
Giurisprudenza | 01-Mar-2017 | pdf

In un momento in cui regna grande incertezza, non solo fra i risparmiatori, ma anche fra i tecnici, sui rischi di bail-in con riferimento alle forme di investimento collettivo maggiormente diffuse, merita attenzione la Nota di chiarimento diffusa dalla Banca d’Italia lo scorso 1° febbraio.

Mario Gustato
Regolazione | 11-Feb-2017 | pdf

Il contesto normativo in cui operano gli istituti di credito risulta caratterizzato da un sempre crescente grado di complessità e frammentazione. Le regole sottese alle scelte organizzative non sempre risultano di immediata intellegibilità e, in tale ambito, la corretta collocazione dell’ufficio reclami risulta un obiettivo non del tutto agevole.

Stefano Gatto
Regolazione | 04-Feb-2017 | pdf

La clausola penale è uno strumento utilizzato anche nella contrattualistica internazionale, ma c’è una differenza sostanziale tra la disciplina degli ordinamenti di civil law rispetto a quella degli ordinamenti di common law. Se questa clausola, all’interno del nostro ordinamento, tradisce una certa finalità “punitiva” rispetto alla parte inadempiente, gli ordinamenti di common law distinguono, invece, le liquidated damages clauses dalle penalty clauses.
Hanno validità solo le clausole attraverso le quali le parti determinano anticipatamente i danni che scaturiscono dall’inadempimento, a condizione che gli stessi siano stimati ragionevolmente. L’aspetto peculiare della clausola in esame riposa nel fatto che i liquidated damages sono dovuti anche qualora, in realtà, non vi siano stati danni.
Tuttavia, l’organo giudicante esamina ugualmente il contenuto delle clausole in questione, attribuendo efficacia soltanto a quelle che, nella sostanza, non figurano come vere e proprie “punizioni”.
È ragionevole ritenere che ove vi fossero delle clausole penali ad hoc anche nell’ambito della contrattualistica dedicata al settore finanziario, probabilmente, i risparmiatori sarebbero più incoraggiati e tutelati.

Simone Foti
Giurisprudenza | 27-Jan-2017 | pdf

Il principio della separatezza patrimoniale dei fondi comuni di investimento, in forza del quale il patrimonio del fondo costituisce un patrimonio autonomo rispetto a quello della società di gestione e dei partecipanti, costituisce un tratto caratterizzante la struttura giuridica dei fondi medesimi all’interno del nostro ordinamento giuridico (articolo 36, commi 1 e 4, del TUF).
Meno chiaro ed oggetto di risalenti ed attuali dibattiti interpretativi è invece l’inquadramento della relativa natura giuridica.

Daniele de Ferra
Giurisprudenza | 23-Dec-2016 | pdf

La crisi che ha colpito il sistema finanziario globale ha portato in alcuni casi alla nazionalizzazione di enti creditizi privati, attraverso misure emergenziali di sostegno pubblico. Nell’ambito dell’Unione europea, gli interventi dei singoli Stati membri avevano lo scopo di limitare il propagarsi del dissesto dei singoli istituti all’intera economia nazionale o comunitaria. Come è noto, tuttavia, queste misure hanno imposto agli azionisti e ai creditori subordinati la condivisione degli oneri derivanti dalla crisi (cd. burden sharing). Attraverso la sentenza dell’8 novembre 2016 (Dowling et al. C-41/15), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito la legittimità di una misura di ricapitalizzazione realizzata contro il volere dell’assemblea degli azionisti. In particolare, attraverso questa pronuncia è stata affermata la prevalenza dell’interesse pubblico sulla tutela degli azionisti in situazioni di crisi per l’economia nazionale e comunitaria.

Luca Galli
Mercato Finanziario | 23-Dec-2016 | pdf

Dal quaderno CONSOB e dal “Rapporto 2016 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane” circa la domanda di consulenza finanziaria nel nostro paese, emergono gli “elementi cardinali” attorno ai quali dovrà essere ridisegnato il paradigma tra Banca e Cliente, tenuto conto dell'entrata in vigore di MiFID 2 (gennaio 2018) e dei radicali cambiamenti dovuti alla Financial Technology.
La “domanda di consulenza finanziaria” è in dinamico cambiamento, al pari della nostra società. Per questo l’anno che verrà sarà forse l’ultimo per cogliere la non più rinviabile occasione di far evolvere rapidamente i “modelli di offerta” al fine di capitalizzare concretamente le opportunità tecnologiche e rispondere strategicamente a quelle normative.

Zeno Rotondi
Banche | 20-Dec-2016 | pdf

Recentemente le banche svedesi hanno costituito oggetto di studio approfondito da parte del FMI e sono state considerate come benchmark da seguire per l’aggiustamento dei modelli di business delle banche europee.
Mentre le banche europee registravano in media ROE inferiori al 6%, ben al di sotto del costo del capitale stimato in media intorno al 9%, le banche svedesi registravano livelli di ROE sopra al 12%, nonostante i tassi di policy fossero addirittura diventati negativi in Svezia.
Come è possibile un tale gap di redditività? Il modello di business delle banche svedesi è esportabile nell’Area Euro e in Italia? Quali potrebbero essere le implicazioni del modello di business delle banche svedesi per l’efficienza e la stabilità del sistema bancario europeo qualora tale modello risultasse quello prevalente nel “new normal”?

Giorgio Di Giorgio
Banche | 19-Dec-2016 | pdf

In un contesto di generale difficoltà, che ha scosso l’iniziale ripresa della fiducia dei consumatori, nel 2016 il settore bancario italiano ha visto consolidarsi e aumentare le conclamate difficolta’ di alcune banche, sfociate in vere e proprie situazioni di emergenza e crisi, come nel caso delle banche venete e di MPS.
La ridotta profittabilità dell’intero sistema bancario, ancora molto concentrato sul modello tradizionale di intermediazione creditizia, che soffre della compressione nei tassi di interesse indotta dalla politica monetaria ultra espansiva, e la scarsa apertura alla digitalizzazione e all’affermarsi di nuovi canali distributivi meno costosi ha reso evidenti l’insostenibilita’ di reti sovradimensionate in termini di filiali e personale.
A tali fenomeni macro, che interessano in modo simile i sistemi bancari di tutta l’Europa, si è aggiunto il problema domestico di un livello eccessivo delle sofferenze e dei crediti deteriorati.
In questa situazione, per il sistema bancario italiano si prospetta un violento, ma rapido, processo evolutivo per traghettare il Paese verso la crescita economica.

Chiara Petronzio
Regolazione | 13-Dec-2016 | pdf

Con Provvedimento del 3 maggio 2016 la Banca d’Italia ha modificato la disciplina secondaria che regola presupposti e modalità di svolgimento della procedura sanzionatoria amministrativa di sua competenza, al fine di allineare il relativo contenuto alle previsioni del TUB, come modificate in attuazione della direttiva 2013/36/UE, la c.d. CRD-IV.
La nuova normativa si applica a partire dal 1 giugno 2016 ai procedimenti sanzionatori riguardanti violazioni commesse successivamente a questa data; i procedimenti sanzionatori già in corso al 1 giugno 2016 continuano a essere assoggettati alla regolamentazione previgente, fino alla loro conclusione.
In forza di quanto precede, non sussistono, ad oggi, procedimenti già terminati per i quali abbiano potuto trovare applicazione le disposizioni qui commentate.

Silvano Carletti
Politica Economica | 08-Dec-2016 | pdf

È possibile che la Brexit evidenzi ulteriormente aspetti di debolezza dell’attuale costruzione europea. È però decisamente più alta la probabilità che penalizzi le prospettive economico-finanziarie del Regno Unito. Gli elementi per ora a disposizione sembrano decisamente orientati in questa direzione.

Raffaele Lener Grazia Bonante
Regolazione | 25-Nov-2016 | pdf

Fra gli orrendi acronimi cui il legislatore comunitario ci sta abituando si sono prepotentemente inseriti, da qualche tempo, i PRIIPs.
Si tratta dei prodotti di investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati, di cui al regolamento comunitario n.1286 del 2014. Scopo del regolamento è creare un sistema di informazioni trasparenti e, per come possibile, semplici, destinato alla clientela comune, oggi chiamata “al dettaglio”.

Marialivia Biasella
Regolazione | 23-Nov-2016 | pdf

La nascita e lo sviluppo di startup innovative è una delle carte che l’Italia pensa di attivare per il suo rilancio produttivo. Alcune importanti premesse normative sono state messe a punto. Nonostante una rilevante accelerazione nel supporto a tali imprese, il processo è però ancora in fase embrionale.

Gloria Colantoni
Banche | 21-Nov-2016 | pdf

Il 19° aggiornamento delle Disposizioni di Vigilanza ha dato seguito all'iter di riforma del sistema del Credito Cooperativo che dovrà concludersi con la nascita dei Gruppi Bancari Cooperativi (GBC). Banca d'Italia entra nel complesso meccanismo di riforma, cercando di coniugare il rispetto del principio di mutualità e territorialità con l'esigenza di garantire solidità e stabilità al sistema del credito cooperativo.
Le disposizioni attuative fissano la normativa di dettaglio in merito ai requisiti minimi ed organizzativi, nonché al procedimento di costituzione ed adesione ai GBC, al contenuto minimo del “contratto di coesione” ed alle caratteristiche delle garanzie in solido.

Maria Chiara Vietti
Regolazione | 17-Nov-2016 | pdf

Le società partecipate svolgono un ruolo importante e necessario per lo svolgimento delle attività degli enti locali, ma la loro costituzione deve essere spinta da criteri di efficienza. L’esistenza di molte partecipate inattive, o di partecipate senza dipendenti e con solo la presenza di amministratori, mina non solo il buon senso, ma anche l’efficienza della Pubblica Amministrazione e in senso indiretto i contributi dei cittadini per un servizio carente.
In tal senso il decreto legislativo 175, entrato in vigore il 23 Settembre 2016, si inserisce all’interno di un nuovo processo di riforma della Pubblica Amministrazione. Una delle principali novità del Testo Unico per le Società a Partecipazione Pubblica è quella riportata nell’articolo 20 dove viene prevista e richiesta una “razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche”. Le amministrazioni pubbliche, ogni anno, dovranno effettuare un’analisi dell’assetto complessivo delle società.

Edoardo Rulli
Regolazione | 11-Nov-2016 | pdf

La progressiva specializzazione nella vigilanza su attività ancillari rispetto a quella bancaria e di intermediazione finanziaria ha suggerito al legislatore l’introduzione di organismi di vigilanza con personalità giuridica di diritto privato. Non può dubitarsi, tuttavia, che si tratti di enti – il termine è volutamente generico – che svolgono funzioni di pubblico interesse. La natura mista degli “organismi” per la tenuta di albi ed elenchi impone di riconsiderare alcune categorie classiche in materia di vigilanza finanziaria. Questo breve articolo non ha altra ambizione che quella di isolare alcune questioni. Si tratta, in particolare, di quelle concernenti la natura ibrida dei soggetti con funzioni di vigilanza, delle forme in cui l’attività di vigilanza può essere esercitata (solo informativa?) e della tutela giurisdizionale dei vigilati.

Silvano Carletti
Banche | 25-Oct-2016 | pdf

Le banche tedesche versano in una condizione di evidente debolezza. Non tutte e non da oggi. La stampa economica dedica molto spazio alla temperatura segnata dal termometro, di volta in volta individuato nell’andamento dei corsi azionari, nella quotazione dei CDS, etc. Assai meno spazio viene dedicato alla diagnosi dei problemi profondi. Non facile è comunque indicare terapia e prognosi.

Alfonso Parziale
Giurisprudenza | 25-Oct-2016 | pdf

I contratti derivati over the counter (OTC) sono stati, negli ultimi anni, grandi protagonisti della vita giudiziaria del nostro Paese, generando un contenzioso variegato che ha messo di fronte clienti ed intermediari-contraenti. L’indagine sui derivati è ben lontana dall’essersi esaurita ma, sino ad ora, le Corti si sono dimostrate sensibili alle novità dottrinali e giurisprudenziali, interpretando la fattispecie alla luce delle più recenti tendenze dell’analisi giuridica. Le pronunce sono, alle volte, in parziale disaccordo ma sono intervenute sui temi di maggiore attualità del contenzioso: senza voler considerare il filone dei contratti derivati stipulati dalla pubblica amministrazione, si possono richiamare provvedimenti in tema di nullità per difetto di causa concreta, di collegamento negoziale, di natura dei contratti aleatori. In tutti i casi, i Tribunali hanno cercato di individuare, partendo da riflessioni di natura generale, la soluzione del caso concreto, valorizzando le peculiarità che caratterizzano la fattispecie: questa vasta esperienza può essere ricostruita illustrando i principali argomenti affrontati nelle pronunce più recenti in materia. Si tratta di un percorso non sempre lineare, che mette in luce progressi e discrasie nel settore dei derivati “tailor made”.

Franco Cavallari
Politica Economica | 23-Sep-2016 | pdf

La socialità del nostro Paese risulta essere inadeguata all’attuale contesto occidentale come emerge da pochi dati: le pensioni sono molto avare negli importi; la disoccupazione è alta; c’è una endemica carenza di servizi sociali alla famiglia e un’ampia dispersione nella distribuzione dei redditi.
L'Italia impiega nella “spesa sociale propriamente detta” soltanto l'11,9% del PIL, a fronte di una media europea del 13,4%; per quanto riguarda i “cash tranfers”, al contrario, il dato italiano (16,8%) è praticamente in linea rispetto ai Paesi al vertice della classifica europea. La discrasia tra i due aggregati mette in evidenza il tipo di squilibrio da cui è affetta la spesa previdenziale italiana, ossia che i fondi dedicati alla “spesa sociale propriamente detta” accusano un sensibile ritardo, mentre i fondi destinati ai “trasferimenti sociali”, nel loro complesso, si situano allo stesso livello rispetto a quelli delle altre grandi democrazie europee.
Per far fronte a queste criticità, il Movimento 5 Stelle ha ipotizzato l’introduzione del “reddito di cittadinanza”, che sembra però più uno strumento di propaganda politica che la soluzione ai problemi di socialità del Paese. Il reddito di cittadinanza, infatti, risulta affetto da gravi carenze che ne inficiano la realizzabilità, almeno nelle forme prospettate.

Carloalberto Giusti
Regolazione | 01-Sep-2016 | pdf

Il 23 marzo 2016 è entrato in vigore il nuovo Regolamento (UE) n. 2015/2424, del Parlamento e del Consiglio, il quale ha modificato il regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio sul marchio comunitario, il regolamento (CE) n. 2868/95 della Commissione – recante modalità di esecuzione del regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio sul marchio comunitario – e abrogato altresì il regolamento (CE) n. 2869/95 della Commissione relativo alle tasse da pagare all'Ufficio per l'armonizzazione del mercato interno (marchi, disegni e modelli). Correlativamente, è stata approvata la Direttiva (UE) 2015/2436 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2015 sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d'impresa. Tra le principali novità sostanziali, deve menzionarsi il superamento del requisito della rappresentazione grafica del segno, il quale ha aperto così la strada ai marchi c.d. “non convenzionali” quali, ad esempio, il marchio olfattivo, il marchio di rumore e il marchio di movimento.

Silvano Carletti
Politica Economica | 25-Jul-2016 | pdf

Una larga parte del circuito finanziario internazionale è da tempo caratterizzata da tassi d’interesse negativi. Questo scenario ha assunto una dimensione veramente internazionale da quando (giugno 2014) la Bce ha posizionato in territorio negativo il tasso corrisposto sui depositi overnight. Più recentemente (febbraio 2016) anche il Giappone ha condiviso questa posizione. Tra i paesi che non hanno adottato tassi monetari negativi ci sono gli Stati Uniti.
Combinandosi con le politiche di Quantitative Easing i rendimenti negativi dominano una parte significativa del mercato globale dei titoli pubblici ($11 trilioni a fine giugno, con la prospettiva di ulteriore incremento).
La politica monetaria accomodante crea un temporaneo disincentivo per il risparmio e al contempo stimola fortemente gli investimenti; ma questo sforzo produce pochi risultati se non si individuano programmi di spesa produttiva.

Maddalena Marchesi
Regolazione | 09-Jul-2016 | pdf

L’introduzione della figura del consulente (bancario) indipendente è tra le modifiche apportate dall’attuazione in Italia della Direttiva MCD (Mortage Credit Directive) tramite il D.Lgs. 72/2016. A valle delle modifiche al Testo Unico Bancario (T.u.B.) e al D.Lgs. 141/2010, si impongono alcune considerazioni preliminari in attesa dell’emanazione della normativa secondaria di attuazione, tra le quali quelle proposte di seguito.
Ai sensi dell’art. 120 terdecies primo comma del T.u.B., il servizio di consulenza potrà essere prestato in modo non indipendente da finanziatori e intermediari del credito con riferimento alle operazioni di credito immobiliare ai consumatori, ma non anche con riferimento a prodotti diversi. Diversamente, società di mediazione creditizia appositamente dedicate potranno prestare il servizio di consulenza indipendente con riferimento a qualsiasi prodotto creditizio. Tale limitazione appare illogica da un punto di vista concreto e operativo.
Inoltre, la locuzione generale “intermediari del credito” riferita ai soggetti che possono prestare il servizio di consulenza non indipendente non appare coerente con la disciplina propria degli agenti in attività finanziaria che da un lato ha espressamente escluso la consulenza dal perimetro delle attività esercitabili per ricondurla per l’appunto alla mediazione, dall’altro ha stabilito il mono-mandato per prodotto. A ben guardare la consulenza che un agente munito di mandato da un solo preponente per il prodotto credito immobiliare potrà offrire sembra sovrapporsi alla consulenza accessoria all’attività di intermediazione del dato prodotto, piuttosto che configurarsi come servizio a sé stante e per di più appositamente retribuito dal finanziatore.